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Sei aprile, storia di una vigilia

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di Alessia Lombardo

Storia di una vigilia tra ordinarietà e ricorrenza. Da domani torneranno ad accendersi i riflettori nazionali sull’Aquila, l’appuntamento con il quarto anniversario di distruzione della città è nelle agende di tutti: tv, radio, giornali. Il centro storico, cuore pulsante nella prima vita, sarà invaso dall’altro.

Giornalisti, turisti, curiosi parteciperanno al ricordo, scatteranno ancora foto e si sincereranno sulla ricostruzione. I numerosi appuntamenti previsti disorientano alcuni aquilani che ancora dibattono e argomentano le proprie tesi sul lutto cittadino. È ancora troppo presto per aprirsi a un ricordo ‘moderno’, almeno per qualcuno.

Ore 11, Piazza Duomo. I rintocchi ricordano maestosamente il tempo che passa. Una mattinata qualsiasi è avvolta da qualche nube, sullo sfondo le montagne con una punta di neve. Ci sono già palco e tribuna per la manifestazione di domani.

L’Aquila che sarà immortalata nelle prossime 24 ore non è certo priva di sofferenza. Impalcature, puntelli, serrande abbassate, macerie, sarà questa la foto scattata.

C’è poca gente in giro, i soliti del passeggio. Anziani, donne con bambini e qualche turista. Si riconoscono dagli zaini e dalla curiosità dei loro occhi. Hanno avuto la mia stessa idea, andare prima, il giorno della vigilia della fiaccolata. Domani sarà tutto troppo veloce e pieno di ‘caos’ emotivo.

Il silenzio avvolge i vicoli freddi della città, a rompere la pace è il rumore di trapani e operai al lavoro.

Il caffè nel bar centrale è quasi la meta in un centro così.

L’interrogativo della vigilia è sul messaggio che passerà. Spesso è stato frainteso, troppo.

In attesa di leggere articoli, vedere servizi televisivi e speciali per la ricorrenza del terremoto mi chiedo cosa si dirà di ricostruzione, fondi, economia e socialità di un territorio devastato.

Più ci si allontana dall’evento più si tende a dimenticare.
E, purtroppo, con le calamità che interessano l’altrove, L’Aquila perderà definitivamente ogni possibilità di tornare al centro del Mondo.

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