IlCapoluogo.it - L'aquila News: notizie in tempo reale di Cronaca, Politica, Stefania Pezzopane, Massimo Cialente, Pierpaolo Pietrucci,Collemaggio

Sei aprile, L’Aquila com’era

di Alessia Lombardo

Dallo struscio al turismo nero. Nel corso dello sciame sismico, che ha interessato L’Aquila prima del 6 aprile 2009, si era inconsapevolmente in un limen. Prima e dopo le 3.32. Chi ce l’ha fatta, volente o nolente, ma soprattutto con i propri tempi e mezzi si è reinserito in una nuova vita.

L’Aquila com’era? Una città viva, d’arte, di dignità con un centro da far invidia per maestosità e storia. Accade assai raramente che qualche tv locale riproponga immagini del prima. Il mercato in piazza Duomo, la piazza centrale, Corso Vittorio Emanuele affollato in un sabato qualunque, piazza Palazzo, dove c’era il Comune.

L’occhio della telecamera su piazze e luoghi del prima rimanda alla scena del Titanic in cui Rose, ormai vecchia e disillusa, ricorda chiudendo gli occhi l’ingresso nella sala da pranzo con tanto di musica della nave, ormai un relitto affondato. Scena da film, ogni aquilano ha la propria, ma soprattutto sente la mancanza di qualcosa.

Su tutto del centro storico, luogo di vita inscindibile dell’aquilano di ogni età. Dalla periferia tutti andavano lì per svagarsi, fare shopping e ritrovarsi con gli amici. C’è chi quotidianamente studiava, lavorava e si incontrava nel cuore della città.

Chi almeno una volta di prima mattina non ha assaporato la pizza di Trippitelli, un forno situato in un vicolo a pochi metri da Piazza Palazzo, non ha fatto la spesa nel mercato di piazza Duomo, passeggiando per il corso, magari dandosi appuntamento ai Quattro Cantoni, luogo abituale dove ci si incontrava. La Santa Messa a Natale e Pasqua al Duomo di San Massimo, in piazza centrale, o alla Basilica di San Bernardino.

Per i più giovani, aquilani e non, impossibile non aver fatto le ore piccole in almeno un giovedì universitario o essersi confusi con lo struscio del sabato sera di comitive di tutte le età e famiglie. Indimenticabili le ‘vasche’ dei più piccoli il pomeriggio sotto i portici di San Bernardino.

Alcuni mesi fa un gruppo di amici aveva lanciato un’iniziativa destinata a ripetersi e ampliarsi quando le temperature aumenteranno e la primavera entrerà nel vivo.

«Abbiamo sentito il desiderio di riunirci nel nostro vicolo di Del Vecchio – avevano spiegato soddisfatti – così dopo l’aperitivo, seguito dalla cena si è passeggiato lungo quei vicoli rimasti ancora troppo poco frequentati e illuminati. Vorremmo coinvolgere altre comitive in un tuffo collettivo nel passato. Chi faceva parte della Colonna (lungo il Corso della centro), ex frequentatori dei portici e di vicoli specifici possono unirsi a noi, rivivendo l’esperienza di andare in centro per incontrarsi dopo il terremoto. Replicheremo a primavera».

Da quattro anni si conosce l’immagine dell’Aquila di oggi. L’utopismo dell’affetto e del senso di appartenenza non lascia spazio alla rassegnazione. La nostra città vorremmo diventasse semplicemente com’era.

Intanto, come Rose, chiudiamo gli occhi trovandoci con fatica nel ricordo di una vita vera, con rumori veri, persone vere, tante, e relazioni sì complicate, ma reali.

Niente centri commerciali e basta, ma negozi, botteghe, piazze e vicoli pieni di storia. Tra illusione e speranza.

X