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Molinari: «L’Aquila, periferia del mondo»

Sono passati quattro anni dal terremoto che il 6 aprile 2009 ha devastato l’Abruzzo e, in particolare, la città dell’Aquila provocando la morte di 309 persone: nonostante gli impegni assunti dal mondo della politica, la ricostruzione procede a rilento, dice alla Radio Vaticana l’arcivescovo dell’Aquila, mons. Giuseppe Molinari, che chiama in causa proprio la «responsabilità della politica».

«Io, all’inizio, cercavo di vedere le cose in maniera ottimista, perché effettivamente sentivo dire che questo sarebbe diventato il cantiere più grande d’Europa – racconta -. Si parlava di soldi che sarebbero affluiti, dell’economia che sarebbe ripartita». «Un vescovo delle Puglie, che incontrai qualche settimana dopo il sisma – prosegue -, mi disse: ‘[i]Giuseppe, ma ci credi proprio che arrivino, questi soldi?[/i]’. Mi era sembrato il massimo del pessimismo, però dopo quattro anni devo dare ragione a questo amico vescovo che forse era passato in situazioni analoghe e vedeva tanto difficile la realizzazione di queste promesse».

«A parte tutto questo, poi c’è stata la crisi – aggiunge mons. Molinari -. Però, quello che io ho cercato di ricordare sempre, perché è responsabilità della politica, dell’amministrazione pubblica, che in fondo qualcosa si sarebbe potuto incominciare a fare».

Evocando le parole di papa Francesco sulle «periferie del mondo», Molinari sottolinea che «il sisma ci ha fatto diventare ancora più periferia, quindi lo sentiamo alleato nostro, alleato dei nostri problemi». «Il suo messaggio richiama l’attenzione di tutti sugli ultimi, sulle periferie del mondo e dell’esistenza, e noi ci sentiamo periferia: sono quattro anni, e a parte alcune ricostruzioni nella periferia della città, il centro storico è ancora – purtroppo – come quattro anni fa. Però, non perdiamo la speranza», conclude l’arcivescovo dell’Aquila.

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