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Il ricordo di Ugo Vetere

di Nando Giammarini

I migliori se ne vanno in fretta ed in silenzio. Nel giro di pochi mesi ci ha lasciato l’ex assessore alla cultura del Comune di Roma, Renato Nicolini, l’inventore dell’estate romana, che dopo gli anni bui del terrorismo riuscì a tirare fuori dalle case centinaia di romani portandoli in piazza ad assistere agli spettacoli.

Egli, definito dalla stampa “Il re dell’effimero” fu assessore alla cultura delle giunte rosse che ebbero come sindaci, il prof. Giulio Carlo Argan, Luigi Petroselli ed il grande Ugo Vetere, scomparso ieri.

Amante del bello, Nicolini, si era impegnato poco prima della sua morte nella disperata lotta contro la discarica di villa Adriana a Tivoli.

Scriveva poco tempo sul suo blog: «Quanti altri Bertolaso, Verdini, Anemone ci vorranno per capire che in Italia esiste un serio problema di emergenza territoriale? Sia nel senso della sicurezza e della protezione dai rischi sismico e idrogeologico, ma soprattutto del restauro paesaggistico, della rottamazione del degrado, del recupero di quella bellezza del paesaggio e delle città che è l’oro d’Italia».

Questo ci riporta, drammaticamente,alla nostra beneamata città, l’Aquila, in cui simili personaggi hanno operato lasciando la loro peggiore traccia con scandali e processi ancora in atto.

Ma veniamo a noi, parliamo del grande sindaco di Roma, l’On. Ugo Vetere – un uomo di onestà infinita, sindacalista, partigiano – che ci ha lasciati ieri. Esponete dell’allora Pci iniziò la sua lunga carriera in Cgil, dove nel 1956 ricoprì la carica di segretario nazionale per poi passare alla politica nella federazione romana del Pci.

Egli, con l’onestà e la caparbia della gente calabrese, fu in grado di raccogliere l’eredità di un altro grande amministratore, l’etrusco Luigi Petroselli, proseguendo un grandioso lavoro di risanamento e ammodernamento della città partendo dalla sua parte più povera: quella periferia, le famose borgate romane di cui parla anche Pasolini in “Ragazzi di vita”.

Lo ricorderemo, giustamente, come il sindaco che offrì alla comunità i luoghi per crescere quali centri anziani, asili, scuole, centri di accoglienza per i senza tetto ed il secondo ateneo di Roma quel luogo di cultura di sviluppo e di riscatto della società. Erano i tempi in cui i sindaci percepivano il loro ruolo come una missione al servizio della collettività, con spirito di servizio e sacrificio.

A differenza di oggi in cui, i padroni del mondo e del Campidoglio, credono che la macchina amministrativa sia di loro esclusiva proprietà e dei suoi sudditi per esclusivi interessi privati . Ai tempi di Vetere sindaco ero un giovane militante del Pci , ci si vedeva spesso negli incontri di partito e nelle pubbliche manifestazioni ma l’incontro che ricordo con maggiore commozione fu a Caposele in provincia di Avellino dove mi trovavo come volontario in quella terra d’inferno a seguito del terremoto del 23 novembre 80 che aveva raso al suolo interi paesi provocando 2914 morti.

In una sera fredda di fine novembre mentre risalivo verso l’interno del Paese con Danilo Maestosi,corrispondente di Paese Sera, ecco apparire Ugo ed il suo fedele segretario Amato Mattina. Ci salutammo calorosamente gli occhi lucidi e la voce intrisa d’emozione. Scambiammo solo poche parole, tanto non servivano.

Una frase la ricordo bene e fa parte del mio bagaglio di umanità: «I nostri giovani volontari sono l’orgoglio e la risorsa del Paese». A questo pensavo oggi apprendendo la notizia della sua scomparsa e me lo sono rivisto davanti quando senza indugiare entrò in una scuola di Roma, dove uno squilibrato teneva in ostaggio dei bambini, dicendo: «Sono il tuo Sindaco» e si fece consegnare l’ arma. Di questa gente ha bisogno il Paese.

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