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Cialente: «Italia! Non condannarci a morte!»

Se all’Aquila non arriveranno subito fondi e certezza di altri finanziamenti «in modo tale da permetterci di fare in modo che per il 2015 una parte del centro storico sia ricostruito, l’Italia avrà condannato a morte L’Aquila». Così il sindaco dell’Aquila, Massimo Cialente, alla vigilia del quarto anniversario del tragico terremoto del 6 aprile 2009.

Il sindaco Cialente ha insistito spiegando che se non dovesse esserci certezza dei fondi per la ricostruzione «credo che gli aquilani si muoveranno per non fare più parte dell’Italia. La prima cosa che chiederò è che si tolga il tricolore e che vada via il prefetto, come dire [i]ci lasciassero morire in pace[/i]», ha detto il sindaco.

«Posto che il 6 aprile è una data tristissima, di terremoto, di lutto, di commemorazione delle vittime, viviamo l’anniversario più difficile perché coincide con l’assoluto crollo della speranza. Con la situazione che si è creata si rischia di ammazzare definitivamente la speranza». Per il sindaco, «a distanza di quattro anni, tutti hanno capito che abbiamo buttato via due anni, quelli del commissariamento».

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«Ora – continua – ci hanno detto che è tutto pronto per partire e non ci sono i soldi. Lo certifica il Comune dell’Aquila con il crono programma nel quale vengono riportati dati precisi: noi a giugno finiamo i soldi, quest’anno c’è un buco di 600-700 milioni di euro e non c’è nulla per il 2014 e il 2015». Il sindaco è molto preoccupato per lo spopolamento della città, a suo avviso già cominciato: «Ci sono segnali molto preoccupanti: il clima di scoramento, di sfiducia, di rabbia purtroppo sta coinvolgendo sempre più persone, soprattutto i giovani, che stanno cominciando ad arrendersi e ad andare via. Vivere all’Aquila è troppo difficile, posso chiedere alla gente il sacrificio di crederci e di avere fiducia, solo se possiamo vedere parte del centro storico e delle frazioni ricostruite entro il 2015, se invece dirò che si finirà per il 2024 tutti andranno via e L’Aquila nel 2018 farà 35-40mila abitanti. Le avvisaglie già ci sono: nell’ultimo anno abbiamo perso già 3500 persone». Per Cialente, c’è una sola via d’uscita: «Il governo o il Parlamento subito deve stanziare quattro-cinque miliardi per il cratere con il meccanismo della Cassa depositi e Prestiti, così nel 2013 e nel 2014 si avvia la ricostruzione».

«Mi appello a tutto il Parlamento, dal Pd al Pdl, dalla lista Monti ai grillini, affinché pensino seriamente all’Aquila. Con la parola d’onore che non spenderemo un centesimo in più di quanto stabilito». «D’Altre parte, il piano di ricostruzione è stato un contratto, un patto firmato con il governo, ci sono voluti oltre sei mesi di lavoro e sono state fatte continue verifiche sul fatto il nostro preventivo era giusto. C’è una intesa non possono darci di meno – ha continuato Cialente, il quale ha sottolineato che durante il commissariamento – si spendevano 3 milioni e 600mila euro al mese, una volta passata la competenza al Comune si è sceso a un milione e 600 mila, L’Aquila sta più attenta».

La mancanza di fondi per la ricostruzione «nasce dal peccato originale rappresentato dal fatto per il terremoto dell’Aquila non si è voluta mettere la tassa di scopo, della quale Berlusconi non ha voluto sapere nulla». «La nostra stima è di circa sette miliardi e mezzo per la ricostruzione tutto compreso, entro nove anni, che prevede tra le altre cose un miliardo l’anno fino al 2018 e 800 milioni quest’anno, è l’unico modo perché non andranno via tutti nella considerazione che così non si può vivere e l’Italia non sa come stiamo veramente – ha spiegato ancora Cialente -. Finora, tolta l’emergenza si è speso un miliardo e 900 milioni, lo scorso anno all’Emilia Romagna con lo stesso meccanismo della Cassa depositi e prestiti sono stati stanziati oltre 6 miliardi per danni meno gravi noi, in proporzione chiediamo molto meno».

Il sindaco racconta un fatto vissuto a Pasquetta, lunedì scorso, all’Aquila: «dopo aver fatto un’intervista sono andato al bancomat a San Bernardino dove sono state fermato da un signore con i capelli bianchi che ha chiesto di parlarmi dandomi del tu. Mi ha spiegato che mi aveva visto in televisione e che aveva deciso di venire all’Aquila da Firenze, la sua città. Dopo aver visitato L’Aquila mi ha confessato di aver visto una situazione drammatica, pazzesca e che non pensava che L’Aquila fosse ridotta ancora così, aggiungendo che l’Italia deve sapere tutto ciò».

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