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Non sparate su Cambiasso, ma una sola giornata sanzione sbagliata

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di Xavier Jacobelli

Premessa n.1: il fallo di Cambiasso su Giovinco è stato orribile, indegno del curriculum di un campione e di un galantuomo autentico qual è il trentaduenne centrocampista dell’Inter. Tant’è vero che, contro la Juve, egli ha rimediato la prima espulsione dopo 277 partite in serie A.

Premessa n.2: proprio perché quell’intervento è stato figlio della frustrazione e di un raptus, Cambiasso ha capito subito di avere sbagliato. Ha chiesto immediatamente, ripetutamente scusa, aiutato nella circostanza dall’esemplare comportamento di Conte. Questi ha placato gli animi, ha evitato che la rissa, da incipiente, diventasse incontrollabile, ha portato l’avversario lontano dai propri giocatori per il tempo necessario ad evitare che la situazione degenerasse.

Premessa n.3: per quanto durissimo sia stato il fallo su Giovinco, grazie a Dio non ha comportato conseguenze irreparabili a carico del bianconero. Ed è questo ciò che più conta, nello stesso modo in cui Cambiasso non deve essere né criminalizzato né esposto al pubblico ludibrio né, tantomeno, indicato come un giocatore da obbligare al ritiro. Ma una squalifica molto severa doveva essergli inflitta per un’elementare questione di giustizia.

Ecco perché, sulla base dei punti 1, 2 e 3, la sospensione dell’argentino per una sola giornata è una decisione tutta sbagliata. Una sanzione incredibilmente mite e totalmente fuori dal mondo: ancora una volta, essa conferma come la giustizia sportiva del calcio italiano non funzioni. Sia improntata alla massima difformità di giudizio e a una vistosa sperequazione fra la gravità di ciò che è successo (piede a martello di Cambiasso sulla caviglia sinistra di Giovinco) e la surreale clemenza del giudice sportivo. Del quale suona francamente grottesca la motivazione che definisce l’intervento dell’argentino “un fallo grave di gioco”, ma senza l’aggravante del gioco violento.

Domanda: Tosel ci vede o, da troppo tempo, non si sottopone a controli oculistici? Idem per Rizzoli, il cui referto è evidentemente alla base della risoluzione del settantaduenne magistrato in pensione che dal 2007 distribuisce o non distribuisce squalifiche, multe, diffide e succedanei.

A completare il lunedì nero del medesimo, i soli 20 mila euro di multa inflitti all’Inter per i cori razzisti contro Pogba, intonati dai gruppi di umanoidi che non possono essere definiti tifosi nerazzurri poichè l’inciviltà e il razzismo hanno un solo colore. Quello della barbarie. E il discorso vale per tutte le squadre e per tutte le società, vittime di questo aberrante fenomeno.

Ma Tosel, Abete, Beretta, Nicchi, Braschi, Rizzoli e gli altri arbitri, assistenti, giudici di porta, la conoscono la risoluzione approvata all’unanimità a Soofia, il 27 marzo 2013 dal Consiglio Strategico per il Calcio Professionistico (PFSC), composto da rappresentanti delle federazioni nazionali europee (UEFA), dei club (ECA), delle leghe (EPFL) e dei giocatori (FIFPro Divisione Europa), con l’obiettivo di combattere il razzismo e la discriminazione nel mondo del calcio?

Lo sanno che la risoluzione è stata ratificata il 28 marzo, sempre a Sofia, dal Comitato Esecutivo UEFA?

Lo sanno che, fra le altre cose, la risoluzione di Sofia contempla questi punti?

1) “Invita la UEFA, le federazioni nazionali e le leghe a legiferare per rendere più pesanti le sanzioni in merito agli episodi di razzismo”.

2) “Chiede agli organi disciplinari di applicare tali sanzioni più pesanti in caso di comprovati episodi a sfondo discriminatorio e di cercare un modo per obbligare i soggetti sanzionati a intraprendere azioni preventive

3) Reitera la richiesta che gli organizzatori di competizioni in Europa applichino le linee guida UEFA sulla gestione degli episodi di razzismo durante le partite

4) Invita gli arbitri a interrompere le partite in caso di episodi di razzismo, supportandone l’operato, e chiede che le federazioni nazionali e le leghe agiscano allo stesso modo.

Platini ha suonato la sveglia. L’importante è che Figc, Lega e arbitri la sentano.

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