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Cava Ofena, cittadini e operai attendono chiarezza

«È passato quasi un anno da quando la cava comunale di Ofena è stata posta sotto sequestro dal NOE, per un esposto presentato dall’ex sindaco. Sembra che la procura brancoli nel buio, visto che la cava comunale è ancora chiusa, come una delle buste ancora chiusa custodita in cassaforte del comune, di una delle due offerte arrivate per il nuovo bando indetto dalla vecchia amministrazione».

A scriverlo è Dino Grossi in una nota del Cospa Abruzzo, che continua «Una busta per la quale è stato chiesto il sequestro dai carabinieri di Capestrano, a seguito di un esposto presentato dalla scrivente, nel quale si metteva in evidenza alcuni fatti strani, come ad esempio: Il bando senza progetto, il quale prevedeva un incremento di estrazione e non un aumento del prezzo al metro cubo. Ma dagli atti visionati abbiamo verificato che la Procura ha preferito archiviare! Sarebbe opportuno verificare l’offerta di quella busta maledetta, mai aperta: cosa aspetta la magistratura a farlo? Nel frattempo, la Regione con una lettera inviata al comune non ha autorizzato la variante al progetto vecchio, in quanto si aumenta l’escavazione, non più contemplata nella progettazione approvata circa venti anni fa, per un escavazione di quantità superiore a quelle già autorizzate in precedenza. Serve un progetto ex novo con tutte le osservazioni del caso, quindi si è indetto un bando risultato nullo».

«Stranente, gli esposti presentati dalla scrivente, sono stati archiviati – si legge ancora – ma in seguito si è dato corso a quelli presentati dall’ex sindaco, da dove è partito il sequestro della cava comunale, arrecando un danno inestimabile alla mircro-economia locale e nel contempo sono rimasti a casa gli operai che vi lavoravano, ancora oggi sotto cassa integrazione. Tanti soldi spesi inutilmente, per un bando di gara fasullo tanti danni ad una comunità, a causa di un sindaco che a 3 mesi dal fine mandato era tutto in regola. Un sequestro che tra qualche giorno esploderà come una bolla di sapone, visto che la ditta ricorrente ha vinto il ricorso in cassazione per il sequestro della cava comunale, (secondo quanto rivelato dal titolare)».

«Gli operai e i cittadini di Ofena – conclude Grossi – attendono chiarezza, visto che tra qualche mese scadrà anche la cassa integrazione e allora si riaccenderanno le proteste. Proteste che verranno appoggiate da questa associazione con ogni mezzo, fino in campo nazionale.

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