Ricostruzione: «Manca personale»

«Il Partito democratico chiede con forza al Governo che gli enti locali, gli uffici speciali per la ricostruzione, i Comuni del cratere e la Provincia, vengano messi nelle condizioni di accelerare e gestire, senza soluzioni di continuità, il processo di ricostruzione». A dichiararlo sono il segretario del Pd Stefano Albano, il consigliere provinciale Pierpaolo Pietrucci, il consigliere provinciale Fabrizio D’Alessandro, il consigliere comunale Stefano Palumbo e il segretario dei Giovani democratici Tiziano Pesce.

«Per far ciò è necessaria, a livello burocratico e amministrativo almeno per un anno, una [i]task force[/i] rilevante e significativa di risorse umane – sottolineano – siamo convinti da tempo che le risorse umane messe a disposizione del Governo, limitate a quelle previste dal concorsone e dal concorsino, non siano sufficienti per ricoprire le funzioni degli enti e per avviare ed affrontare nel migliore dei modi la ricostruzione».

«I vincitori del concorsone e del concorsino dovevano essere assunti dal primo di gennaio ma ad oggi ancora non firmano i relativi contratti – continuano – il 31 dicembre 2012, per consentire una continuità delle funzioni, si decise di prorogare di tre mesi i contratti dei precari del Comune, affinchè venisse assicurato il necessario e naturale affiancamento professionale. Ciò purtoppo non è avvenuto e, dato lo slittamento dei nuovi contratti, presumibilmente a fine marzo, chiediamo al Governo che venga adottato ogni strumento necessario per prorogare i contratti dei precari che residuerebbero dalle graduatorie del concorsone».

«Allo stesso modo – aggiungono – sollecitiamo e ci auguriamo che avvenga la proroga delle persone già assunte con l’Opcm (Ordinanza del Presidente del Consiglio dei Ministri) già destinate alla Provincia ed in particolar modo che sia trovata senza indugio, una soluzione positiva all’attesa proroga di Abruzzo Engineering. Persistendo infatti il blocco delle pratiche presso il Genio Civile, anche se si trovasse domani una soluzione, l’esame delle stesse non comincerebbe prima di qualche mese, con conseguente paralisi sia della ricostruzione, sia delle pratiche ordinarie dell’urbanistica, sia di quelle delle opere pubbliche».

«Auspichiamo – concludono – che si concentrino per un anno tutte queste energie per far ripartire veramente il processo di ricostruzione altrimenti irrimediabilmente compromesso. Il Governo non lasci inascoltata questa speranza di persone che vivono quotidianamente il disagio e la lentezza del processo di ricostruzione».