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Dipartimento di scienze umane: open days culturali

Lezioni – prova, [i]tour [/i]orientativi fra le mura della neonata struttura del Dipartimento di Scienze Umane e una fresca accoglienza giovanile hanno attratto scolaresche in preda al dubbio della scelta amletica: cosa fare dopo l’esame di maturità?

Al dipartimento di Scienze Umane, la giornata dedicata ai futuri (si spera) discipuli, è incominciata alle ore 11,00 di stamani con il primo gruppo di ragazzi, ed è poi proseguita fino alle 12 in punto con la messa in scena di due lezioni “orientative” che hanno trattato rispettivamente di Filosofia e di Formazione per le Scienze Sociali. Il tutto si è svolto nell’aula magna della struttura, che si è trasformata, per l’occasione, in una sorta di grande laboratorio di prova per studenti e docenti.

La magistrale introduzione del professor Giuseppe Cristofaro, delegato all’orientamento per le Scienze Umane e docente di Psicopedagogia, ha portato alla luce due concetti chiave: la scelta, sentita fortemente da chi quest’altro anno andrà a confrontarsi col mondo universitario, e l’attitudine, o il talento, come dir si voglia.

Il professore ha insistito sui due concetti, fondamentali, a suo avviso, per intraprendere una scelta sensata e ragionata, collegandoli in secondo luogo con il motivo dello sbocco professionale: grande spina nel fianco per chi ha voglia di studiare lingue e letterature.

«La laurea in Scienze della Formazione primaria e servizio sociale per l’infanzia, dà, secondo le statistiche più recenti, lavoro al 98% e quella che ha sede all’Aquila, inoltre, è un corso di Laurea abilitante ed inserisce immediatamente nel mondo del lavoro. Inoltre abbiamo organizzato questi incontri, attraverso la preziosa collaborazione di vari docenti, per dare la possibilità a futuri universitari, di fare la scelta secondo la loro tendenza: devono, dopo l’esame di stato, essere in grado di scegliere secondo le loro attitudini».

I corsi di laurea che offre il Dipartimento di Scienze Umane dell’Aquila possono essere ripartiti in corsi di laurea di base (triennali) e corsi di laurea con valenza magistrale. «Per quanto concerne le triennali, la laurea in “Lingue e mediazione culturale” – ha ribadito il docente – è sprovvista di laurea specialistica; mentre il nostro Dipartimento offre corsi in Scienze della formazione e del servizio sociale, una triennale di base per svolgere in futuro il ruolo di assistente sociale, una laurea quinquennale ad accesso programmato per la formazione primaria che è anche abilitante, oltre ai corsi di laurea più consueti in Lettere, Filosofia e teoria dei processi comunicativi, Beni Culturali, Filologia Classica e Moderna».

È seguito un seminario tenuto dal professor Conti, docente di Filosofia medievale nel suddetto Dipartimento, che ha tentato di far addentrare la giovane platea nel mondo della filosofia.

«L’atteggiamento del vero filosofo – ha spiegato il docente – è quello di porsi delle domande, per questo sarebbe bene che ognuno di noi bazzicasse un po’ la filosofia anche se è un miliardario e magari non gliene importa granché. L’atteggiamento del filosofo è quello di osservare gli altri; Aristotele, ad esempio, diceva che la Filosofia nasce dalla Meraviglia, e che la Meraviglia nasce dal senso di possibilità. Oggigiorno purtroppo la filosofia non gode di una buona fama, proprio perché cerca di capire la realtà e questo è un atteggiamento che infastidisce i potenti. Si potrebbe quasi dire che l’atteggiamento del filosofo è come quello di un bambino piccolo che chiede continuamente ai proprio genitori il perché delle cose; il perché e il per come sono gli strumenti del filosofo, e soltanto ponendosi queste domande c’è possibilità di progresso e miglioramento».

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Letizia Ciuffini, studentessa del liceo socio – pedagogico, alla domanda riguardante il perché scegliere di studiare la filosofia, ha risposto: «Io ho sempre sentito dentro di me che sarebbe stata questa la mia strada, anche se la maggior parte delle persone mi ha scoraggiata; è una spinta interiore che mi porta a preferire lo studio della filosofia su tutte le altre discipline».

«La situazione oggi in Italia è tale – ha continuato il professor Conti - che per lavorare bisogna né fare il liceo, né andare all’Università. L’unica speranza oggidì è quella di un lavoro sottopagato e precario; in Italia, ad esempio, solo a Roma, esistono più avvocati che in tutta la Francia e solamente il 5% o il 10% di coloro che si laureano, in qualsiasi corso di studi, trovano lavoro. Perciò la cosa da fare è guardarsi dentro, assumere, appunto, un atteggiamento filosofico, e capire cosa si vuole dalla vita, affermando in questo modo la propria persona nel mondo». (g.c.)

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