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Questa notte i suoni per scacciare l’inverno

di Vincenzo Battista

Il sole si manifesta e vince sulle tenebre, s’inaugura l’anno sacrale: volontà divina che spezza la notte dall’ultimo freddo di febbraio, la fracassa e la frantuma per far nascere la luce che è intelligenza, il mese sacro di Mars (marzo), espressione della profezia celeste secondo il calendario romano, rivelazione delle Idi (cadevano dal giorno 15), equilibrio e ordine della pax nell’agricoltura, manifestazione e rigenerazione dal sonno della vita dell’eroe, metafora che significa il risveglio, rinnovamento, ripresa della natura, forza vitale sopra ogni cosa conosciuta.

Il “disordine” dell’inverno viene quindi scacciato, e con il capodanno religioso del primo marzo si propiziano le campagne, le coltivazioni tornano superbe. E tornano superbe poiché vigile su quella natura opulenta, lussureggiante e rigogliosa del Parco nazionale d’Abruzzo, veglia, ancora oggi, secondo un antichissimo rituale popolare mai interrotto di origine pagana, una divinità delle campagne, dei campi e delle terre coltivate. Pomona, “Signora dei frutti”, dei giardini, rappresentata iconograficamente con in mano la cornucopia piena di ogni specie di prodotti della terra, è dea dell’abbondanza, del raccolto, del benessere e buon auspicio della terra (durante la classicità del Rinascimento è soggetto di rappresentazioni pittoriche e statuarie), e viene descritta da Publio Ovidio Nasone (Metamorfosi, Libro XIV) con la falce nella mano destra, insidiata da varie divinità delle selve, i satiri, ma solo il dio Vertunno, dopo un lungo corteggiamento e forti attenzioni, si sarebbe unito a lei.

La leggenda vuole che il dio, famoso per le sue astuzie e sottigliezze, seduto su un albero a blandire ed adulare Pomona, dea provvista di forbici, falcetto e taglierino che girava la campagna impegnata a potare, innestare e concimare ignorando, per il gran lavoro da svolgere, il corteggiatore. Utilizzando le capacità di cambiare sembianze, il dio della mutazione e dei cambiamenti entrò nel giardino sacro di Pomona con l’aspetto di un’anziana donna che iniziò a lodare i frutti, le piante presenti, ma sagacemente si concentrò sulla solitudine di un arbusto sterile, non amato, bisognoso di attenzioni. Pomona (il suo nome deriva da pomun, “frutto”), allora, si lasciò incantare dall’abile maestria della descrizione della pianta sofferente, e in quel momento Vertunno assunse l’aspetto di un giovane splendente, accettato finalmente per sposo, mentre l’arbusto infecondo iniziò con le gemme a fiorire, divenne il simbolo del rinnovamento, della rigenerazione, del passaggio dall’inverno infruttifero alla stagione della rinascita di marzo, il mese che ogni anno deve essere invocato, propiziato, richiamato attraverso forme allegoriche, attraverso un cerimoniale arcano e denso di significati, originali, custoditi e protetti dalla comunità di Alfedena che ne è custode, nel Parco nazionale d’Abruzzo.

Stasera, con i suoni che provengono dalla vegetazione e attraversano l’abitato, nella notte del “passaggio” e dell’evocazione, i giovani del paese di Alfedena propizieranno e romperanno il diaframma temporale (i due mesi dalle opposte e contrastanti visioni) con corni, campanacci ed altri strumenti, e poi inni, strofe e canzoni finiranno per avvolgere il luogo della natura per eccellenza, la nascita della primavera, l’identità locale, mai stata così importante quanto nascosta, tra le valli appenniniche e la memoria dei boschi.

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