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«Le donne che tradiscono vengono ancora punite»

«Joe Wright è un amico: ci conosciamo molto bene da tanto tempo, lo vedo spesso fuori dal [i]set[/i]. Abbiamo iniziato la nostra collaborazione cinque anni fa e abbiamo girato anche qualche spot tra un film e l’altro. Siamo cambiati nel frattempo, e insieme siamo tornati per costruire al meglio un personaggio tanto complesso». La voce di Keira Knightley è entusiasta quando parla del regista che l’ha diretta in Orgoglio e Pregiudizio, Espiazione e adesso nell’adattamento del romanzo di Tolstoj Anna Karenina, su sceneggiatura di Tom Stoppard. Un film seducente sotto il profilo visivo, che brilla anche per l’interpretazione di uno straordinario Jude Law.

«Anna è una figura insidiosa e strana, che volevamo rendere in maniera comprensibile, ma non semplicistica – continua l’attrice inglese – c’erano giorni in cui Joe diceva di odiarla, di essersi spinto troppo in là. Poi abbiamo trovato un punto di equilibrio tra tutti gli elementi».

La odiava anche lei?

È impossibile non farlo, ma un attore non deve giudicare i personaggi che interpreta, deve sforzarsi di capirli. Mi affascinava il rischio di arrivare a odiarla o a odiarmi, perché è proprio questo a rendere interessante il personaggio. È una donna che ti fa guardare a te stessa, alla tua moralità, alle tue scelte, e ti fa domandare se ti senti davvero tanto migliore di lei. Nessuno ha il diritto di giudicarla.

La considera un personaggio romantico?

Ci sono degli elementi romantici in lei e nella storia, sebbene il romanzo guardi all’amore in maniera molto diversa.

Lei segue sempre i suoi desideri?

Non sempre, ma non sarei sincera se dicessi che non l’ho mai fatto. Non direi la verità se rispondessi che non sono mai stata egoista.

Quanto è stato complesso, invece, interpretare una donna vissuta in un’epoca in cui le persone non erano libere?

Non è un film sulla libertà, ma sulle conseguenze del rompere le regole. Anche se la società è cambiata e non dappertutto sul nostro pianeta, le regole ci sono e le conseguenze sono spesso simili a quelle vissute da Anna Karenina. L’essere ostracizzata perché vai controcorrente è una sofferenza che capisco in pieno.

Come mai?

Ci sono molti paralleli con la mia esperienza personale di attrice in un mondo dominato dall’attenzione e dal parere dei media. La [i]celebrity culture[/i] porta inevitabilmente a tutto questo, all’essere costantemente sotto lo sguardo degli altri. Una sensazione di claustrofobia da cui non si può sfuggire, così come non ci riesce Anna, perché appena abbandona il marito ecco che l’intera società si scatena contro di lei. È una donna che prova a sfuggire a un mondo che la controlla. In altri contesti il voler cambiare le regole del gioco è salutare, mentre nel mondo narrato da Tolstoj non lo è. Anna è una donna che diventa antieroina perché ha tutto contro di sé. È interessante notare come Anna non abbia voglia o tempo per imparare dai propri errori. La cosa che mi commuove di più è la sua incapacità di accorgersi che cosa si trova di fronte. Non si gode nulla, se non per qualche ora, e poi parte in cerca di qualcosa di più.

Almeno indossa degli abiti fantastici…

La costumista Jacqueline Durran prepara abiti davvero basati sul personaggio e sulla sua psicologia (Durran ha appena vinto l’Oscar 2013 per i migliori costumi, ndr). Molti designer ti dicono: “Questo è il mio stile, salta dentro al vestito e poche storie”, lei è diversa: vuole parlare del personaggio e ascolta i tuoi suggerimenti rispetto ad abiti e accessori, che possono essere utili per renderne l’emotività. Un lavoro del genere è cruciale, soprattutto se hai a che fare con un personaggio come Anna: la vanità è una parte molto importante del suo carattere e più diventa sola e disperata, più sembra perdersi nell’essere vana e leggera. Più passa il tempo, più gli abiti che indossa diventano eccessivi, opulenti, proprio perché non ha nient’altro da fare. In più volevamo che fosse un’idea di morte a circondarla, ecco il motivo di tutte quelle pellicce, uccelli morti, diamanti dai bordi taglienti.

C’è un aspetto della personalità di Anna in cui si identifica?

Credo che ogni donna si possa identificare con lei in ogni suo aspetto. Quando è al suo peggio e diventa una manipolatrice, succede perché ha disperatamente bisogno di quello che non riesce ad avere. Il suo è un grido per sopravvivere, e come tutte noi donne, il suo essere è fatto di tanti piccoli pezzi incastrati gli uni negli altri.

L’idea che una donna desiderosa di seguire il proprio istinto venga punita è comunque un po’ superata.

È un punto di vista femminista su Anna Karenina e il fatto che Tolstoj la ‘uccida’ rende tutto più complicato. Anche Vronsky, l’amante, alla fine del libro parte per morire in guerra: vengono entrambi puniti, e questo rende ancora più complesso l’orizzonte del finale.

A proposito, la vediamo morire spesso al cinema negli ultimi anni.

Crede che i registi vogliano dirmi qualcosa? Fortunatamente ora mi vedrete in film più leggeri dove, alla fine, non devo morire per niente.

di Maria Filieri

[i]Fonte: Alfemminile.com[/i]

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