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L’arte della commedia ad Avezzano

L’arte della commedia di Eduardo De Filippo con Michele Altamura, Vittorio Continelli, Nicola Conversano, Simonetta Damato, Nicola Di Chio, Patrizia Labianca, Riccardo Lanzarone, Gabriele Paolocà, Michele Sinisi, in collaborazione con Vittorio Continelli e Michele Santeramo. Il 3 marzo ad Avezzano, al Teatro Comunale dei Marsi alle ore 21.

L’arte della commedia, secondo il regista e interprete Michele Sinisi, è «Un capolavoro politico sulla questione teatrale. Una profonda e accorata riflessione sul mestiere di attore, resa con il tono ironico e complice tipico delle cantate eduardiane. […] Credo che ciascuno di noi nella propria vita prima o poi incontra il proprio Prefetto. Una o più volte purtroppo ci capita di vestire i panni di Campese nonostante la stanchezza e gli schiaffi ricevuti. Con molta dignità però mettiamo la giacca, facciamo il nodo alla cravatta e andiamo di primo mattino a parlare di noi, con la speranza che il Prefetto ci stringa la mano e dica: sì».

Ed eccoci alla storia. Campese, capocomico di una compagnia di guitti, si reca da De Caro, prefetto di un capoluogo di provincia, appena insediato, e gli espone i problemi della compagnia. I due discutono sulla crisi del teatro, sul ruolo dell’attore, sui repertori e infine sul rapporto tra finzione e realtà, manifestando profonde divergenze. Campese invita il prefetto al suo spettacolo, sperando che la presenza di un’autorità possa invogliare la gente ad andare a teatro; De Caro, però rifiuta e lo congeda bruscamente. Ma Campese si appropria di una lista di persone che devono essere ricevute e lancia una sfida: sarà in grado De Caro di distinguere fra le persone reali e i suoi attori travestiti? Dal prefetto si avvicendano le persone che avevano chiesto udienza presentando i loro casi e lui, nuovo del luogo, non riesce a capire se sono reali o se sono attori della compagnia. Nemmeno quando arriva il Maresciallo che dovrebbe arrestare Campese.

Il testo è impervio, intriso di pirandellismi, soprattutto nei dialoghi, che poi diventano quasi monologhi, del personaggio del capocomico interpretato dallo stesso Sinisi, ruolo che fu del Maestro. Le difficoltà sono più nella prima parte del testo, zeppa dei ragionamenti del Campese, che ha perso tutto in un incendio ed è venuto a chiedere aiuto al prefetto De Caro, appena insidiatosi, facendogli alla fine perdere la pazienza. Il testo arriva allo spettatore e lo schiaffeggia, come se le riflessioni sul mestiere dell’attore e sul ruolo che ricopre il teatro nella società, seppur scritte quasi cinquant’anni fa, descrivano una situazione che è sotto gli occhi di tutti e che non può non far soffrire chi il teatro lo ama, chi lo fa e chi lo scrive.

di Maria Filieri

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