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La grandezza del Papa al passo d’addio

La fede, la dignità, il rispetto, la commozione: sono questi gli stati d’animo che si rincorrono e si inseguono, ascoltando stamane il saluto di Benedetto XVI durante la sua ultima udienza, prima che si congedi. Accadrà domani, 28 febbraio 2013, alle ore 20 e sarà il primo Papa a lasciare volontariamente la cattedra di Pietro, 719 anni dopo Celestino V.

Credenti e non credenti, oggi hanno un motivo in più per inchinarsi di fronte alla figura di questo grande uomo, la cui scelta di straordinario coraggio e di incredibile umiltà è stata uno schiaffo alle immani porcherie che le cronache vaticane di questi mesi hanno propalato: dagli scandali della pedofilia ai veleni di Vatileaks, dai Corvi alle fazioni di alcuni, cosiddetti, principi delle Chiesa dilaniati da rivoltanti lotte di potere e, certamente, presenti stamane in San Pietro perchè i sepolcri imbiancati infestano il mondo e l’ammorbano, al pari delle mummie ipocrite che stanno dentro e fuori la Chiesa di Roma.

Le parole di Benedetto XVI sono passate come asfalto sulle miserie e sulle meschinità che l’ultraottantenne pontefice tedesco ancora una volta ha messo all’indice con un linguaggio chiaro e semplice: «Non abbandono la croce, non lascio la barca di San Pietro, non mi sono mai sentito solo, sarò sempre con voi. Vi ringrazio di essere venuti così numerosi a questa ultima udienza generale del mio pontificato. Grazie di cuore, sono veramente commosso e vedo la Chiesa viva e penso che dobbiamo dire grazie al Creatore per il tempo bello che ci dona anche se è inverno! Il 19 aprile del 2005 ho pensato: Signore, che cosa mi chiedi? È un peso grande quello che mi poni sulle spalle, ma se Tu me lo chiedi sulla Tua parola getterò le reti e ‘il Signore mi ha veramente guidato.

In questi otto anni il Signore mi ha guidato, mi è stato vicino, ho potuto sentire la sua presenza ogni giorno. La Chiesa ha vissuto giorni felici, ma anche momenti non facili, nei quali mi sono sentito come San Pietro in barca con i pescatori. Il Signore sembrava dormire, ma ho sempre saputo che in quella barca c’era. La barca della Chiesa non è mia, non è nostra, ma è sua, e il Signore non la lascia affondare. Io non mi sono mai sentito solo nel portare la gioia e il peso del ministero petrino».

«Chi assume il ministero petrino non ha più alcuna [i]privacy[/i]. Appartiene sempre e e totalmente a tutti, a tutta la Chiesa. Alla sua vita viene, per così dire, totalmente tolta la dimensione privata. Ho potuto sperimentare e lo sperimento precisamente ora, che uno riceve la vita proprio quando la dona».

«Non abbandono la croce, ritornaro nel privato. Non avrò ‘una vita di viaggi, incontri, ricevimenti, conferenze, eccetera. Nel servizio della preghiera resto, per così dire, nel recinto di San Pietro. Non abbandono la croce, ma resto in modo nuovo presso il Signore Crocifisso. Ho fatto questo passo nella piena consapevolezza della sua gravità e anche novità, ma anche con una profonda serenità d’animo. Negli ultimi mesi ho sentito che mie forze erano diminuite e ho chiesto a Dio di illuminarmi nella preghiera per farmi prendere la decisione più giusta non nel mio bene, ma per il bene della Chiesa».

E ancora: il ringraziamento commosso ai giovani, il pensiero ai più deboli e ai più umili, agli ultimi, agli ammalati, agli emarginati, ai poveri. L’ammonimento ad essere più che ad apparire. E quel Pater Noster recitato con emozione davanti alle duecentomila persone presenti in San Pietro, testimoni diretti di un momenti storico, di un eccezionale atto di dignità e di rispetto.

In questi giorni, abbiamo appreso che la decisione di dimettersi di Sua Santità abbia preso corpo dopo il viaggio in Messico e a Cuba, anche a causa dei probemi di salute che affligono il Santo Padre. Lo stesso Ratzinger, due anni fa aveva confidato al suo biografo: le dimissioni del Papa sono possibili e, forse, dovute non quando la Chiesa è in pericolo, ma quando il pericolo è passato. E quando il Papa non si sente più fisicamente e psicologicamente n grado di continuare, è giusto che si faccia da parte. Tornano alla mente le parole di San Paolo nella seconda lettera a Timoteo: «… E’ giunto il momento di sciogliere le vele. Ho combattuto la buona battaglia, ho terminato la mia corsa, ho conservato la fede…».

Uno degli uomini più potenti della Terra è uscito di scena con l’umiltà che contraddistingue soltanto i Grandi. Qualunque siano le convinzioni religiose di ognuno di noi, questa è un’indimenticabile lezione per tutti.

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