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Blundo risponde all’Arcigay: «In Senato avrete il mio appoggio»

«Sono terribilmente dispiaciuta per quanto emerso ieri dall’intervista rilasciata ai microfoni di [i]Un giorno da pecora[/i]: è una chiara strumentalizzazione perpetrata nei miei confronti da chi mal sopporta il “mio” risultato che mi piace pensare sia più che altro il “nostro”». Enza Rosetta Blundo risponde così all’Arcigay Massimo Consoli L’Aquila, che l’aveva accusata di aver rilasciato dichiarazioni «pregne di concetti omofobi e contrari ai diritti della nostra comunità Lgbt».

«Rendo noto, anche se in campagna elettorale ho evitato di dirlo – aggiunge la Blundo rivolgendosi ai portavoce dell’Arcigay L’Aquila – che ho firmato con chiarezza l’impegno chiesto a noi ex candidati dalla vostra struttura nazionale (la campagna “Tempo Scaduto”), al fine di supportare una proposta di legge contro l’omofobia e a favore del matrimonio egualitario e dei suoi diritti correlati, come del resto lo stesso Beppe Grillo ha indicato più volte. A livello locale inoltre ho sempre risposto di buon grado a tutti i vostri inviti: la firma del documento a favore del registro per le unioni civili durante le elezioni amministrative, che con il mio gruppo ho continuato a monitorare pur non essendo stata eletta in Comune; la partecipazione al “Festival dei diritti e delle civiltà” a settembre, e così via».

«La cosa che mi duole di fronte a queste dichiarazioni – spiega la Blundo – è il fatto che alcuni miei silenzi fisiologici durante la messa in onda di ieri, siano stati stravolti totalmente dall’abile regia, dall’intervento fervente e rancoroso di Paola Concia che non mi ha permesso di esprimermi e dal contesto stesso (musiche di sottofondo che mi interrompevano, microfoni improvvisamente “muti”)».

«E’ fuori discussione – chiarisce la neosenatrice del Movimento 5 Stelle – che io sia a favore dei vostri diritti uguali e pari. In Senato avrete il mio appoggio sicuro per le vostre battaglie ed ogni eventuale tentennamento o abbaglio dettato dall’inesperienza da parte mia, sono certa, sarà corretto e notificato dal mio gruppo, composto da molti giovani che vivono queste realtà direttamente o indirettamente sulla loro pelle e proprio per questo molto più acuti di noi “grandi” talvolta troppo abitudinari nei modi di pensare. Rinnovo il mio saluto pronta ad ogni apertura e confronto con il vostro gruppo e voglio essere sicura che questi malintesi non fermeranno la nostra battaglia universale per il riconoscimento dei diritti».

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