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Camoscio d’Abruzzo, proposta di review dello status

A dicembre è pervenuta anche al Parco Nazionale d’Abruzzo Lazio e Molise la proposta di [i]review dello status [/i]di Rupicapra pyrenaica ornata, formulata  ai sensi della normativa CITES e trasmessa dal Central Eastern office-TRAFFIC Europe .

L’Ente si è subito attivato formulando commenti e osservazioni nei primi giorni dell’anno, nella speranza del sostegno anche da parte della Autorità di gestione CITES nazionale in sede di Conferenza delle Parti che avrà luogo a Bangkok ai primi di marzo.

La proposta di review è in qualche modo da collegarsi alla decisione dell’UICN di modificare la categoria di rischio con cui era stata a suo tempo classificata la specie, considerandola  da [i]endandered [/i]a [i]vulnerable[/i].

Questo a fronte dell’indubbio successo delle operazioni di reintroduzione che hanno consentito il formarsi di nuovi nuclei della specie nei Parchi della Majella, del Gran Sasso-Laga e dei Monti Sibillini portando il numero di effettivi a oltre 1500.

All’inizio degli anni  settanta la popolazione di Camoscio d’Abruzzo, concentrata praticamente in un’unica area del Parco, aveva un consistenza di appena 200-250 esemplari. Quindi, dal punto di vista formale, la classificazione della specie nella Appendice II anziché nella Appendice I, con conseguente ‘declassificazione’, potrebbe considerarsi ineccepibile; ma  potrebbe risultare  altresì prematura, anche in considerazione dei casi di bracconaggio che ancora si verificano o che potrebbero essere indotti da tentativi di commercializzazione illegale dei trofei che, come è noto, in questo caso sono particolarmente belli.

Per questo il Parco ha chiesto che, in ogni caso, la specie venga comunque ‘attenzionata’ e  sottoposta a monitoraggio costante per una eventuale revisione di tale decisione (qualora dovesse essere assunta) nell’arco di 2 massimo 3 anni quando saranno  acquisiti  i risultati  definitivi delle ricerche in atto e delle attività che si stanno conducendo nell’ambito del progetto Life COORNATA in corso di attuazione.

Il Parco Nazionale d’Abruzzo, Lazio e Molise si legge in una nota «pur condividendo in linea generale l’analisi condotta in sede di review e che sottolinea il successo delle operazioni di introduzione /reintroduzione sin qui condotte che ha portato il numero di effettivi della specie alle circa 1500 unità, le attuali condizioni non consentono di considerare il camoscio d’Abruzzo/appenninico del tutto fuori dal rischio estinzione».

Il numero di effettivi rimane comunque ridotto, la presenza è ancora concentrata in poche aree, i possibili rischi non possono essere considerati superati. Tali rischi, anche di carattere sanitario, possono infatti discendere dalla compresenza di bestiame domestico e fauna selvatica nelle aree di pascolo frequentate dal camoscio, dalla competizione alimentare con bestiame domestico ma anche con altre specie selvatiche con conseguente trasformazione di alcuni pascoli, da un  forte inbreeding, e da altre cause che si stanno studiando.

La proposta di revisione della classificazione del Camoscio d’Abruzzo può essere considerata il risultato ultimo di quanto sin qui fatto per la tutela della specie per cui,  se da una parte non si può che essere soddisfatti del successo dei progetti di reintroduzione, dall’altra è un passaggio che va gestito con attenzione anche dalla comunità internazionale, trattandosi della conservazione e della tutela di una specie rara e comunque ancora a rischio.

Il Camoscio d’Abruzzo, anche sotto il profilo della normativa regolarmente vigente, non corre al momento alcun pericolo.

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