IlCapoluogo.it - L'aquila News: notizie in tempo reale di Cronaca, Politica, Stefania Pezzopane, Massimo Cialente, Pierpaolo Pietrucci,Collemaggio

Sport

Milan e Allegri, la Partita Perfetta

Il Milan e Allegri cercavano la Partita Perfetta e l’hanno trovata in una delle notti più esaltanti della recente storia rossonera.

La vittoria sul Barcellona, meglio noto come la squadra più forte del mondo, è il premio esaltante alla prova superba del collettivo rossonero, magistralmente guidato da Massimiliano Allegri. Il quale, grazie a Dio, non ha ascoltato i consigli di Berlusconi (“Marcare a uomo Messi, mettergli addosso Flamini e Muntari”). Flamini non ha giocato, Muntari sì e alla grande pur non marcando a uomo il Grande Argentino, tanto da segnare il secondo gol ai catalani, chiudendo il conto aperto da Boateng.

Nulla è impossibile, nello sport come nella vita: persino riportare sulla terra, per una notte, Lionel Messi, l’E.T. del calcio mondiale. Se qualcuno, alla vigilia, avesse detto ad Abbiati che sarebbe stato il milanista meno impegnato, il portiere non ci avrebbe mai creduto. Eppure, è andata proprio così.

Sebbene privo di Balotelli (4 gol nelle prime 3 gare in campionato con i rossoneri), Allegri ha sopperito all’assenza dell’uomo più in forma, azzeccando tatticamente ogni mossa. Come ha raccontato Muntari dopo il trionfo, «l’allenatore ci ha ordinato di chiudere tutti gli spazi al Barcellona e l’abbiamo fatto. Ci ha raccomandato di non avere paura dei catalani e di aiutarci l’uno con l’altro. L’abbiamo fatto: questa partita l’ha vinta lui».

Non solo: sul 2-0, Allegri non si è accontentato e ha spinto la squadra a cercare il tris. Il Milan ha reso irriconoscibile il Barcellona e archivia una serata da sogno. El Shaarawy, Pazzini e Boateng si sono sacrificati con una gara generosa e altruista, rientrando spesso per chiudere anche gli spazi sulle fasce: quando una squadra funziona così bene, al punto da bloccare i rifornimenti agli attaccanti blaugrana, il resto viene da sé.

Con la classe che lo contraddistingue, dopo avere firmato il capolavoro più grande della sua carriera, l’allenatore ha dato una lezione di stile al suo presidente.

Quello che il 9 febbraio scorso, a Campodarsego (Padova), aveva sbottato: «Allegri non el capisse un casso. Il Barcellona? C’è una sola maniera per farcela: dobbiamo aggredirli fin da subito, dall’inizio. Dobbiamo avere un tridente in avanti e non farli giocare». Appunto. Allegri ha fatto esattamente l’opposto.

D’altronde, Berlusconi è lo stesso che, anzichè elogiare il tecnico per lo straordinario campionato di cui è protagonista, gli tira frecciate dall’inizio stagione, l’ultima proprio prima che la squadra affrontasse il Barcellona: «So qual è il ruolo del presidente e dell’allenatore e lo rispetto, ma se il presidente non è d’accordo, lo licenzia…». Un autentico colpo di classe, il modo migliore per sostenere il proprio tecnico alla vigilia della partita dell’anno.

Berlusconi è lo stesso che, fra settembre, ottobre e novembre, voleva cacciarlo e l’avrebbe cacciato («Guardiola? Su di lui pressing di club inglesi, ma chi non vorrebbe averlo? Noi ci siamo, ma non sarà facile». Il Cavaliere a Milanello, 24 novembre 2012). Se non ci fosse stato Galliani a trasformarsi in scudo umano del livornese, sotto contratto sino al 30 giugno 2014, l’ex premier avrebbe esonerato l’allenatore.

Bisogna ricordarsele tutte queste cose, adesso che sul carro di Allegri si lanciano da destra e da sinistra, secondo consolidato costume e, naturalmente, in prima fila ci sono i velinari di regime. Dimentichi che, quando viene sera, anche le ombre dei nani sembrano giganti.

Il problema, per i nani, è che poi viene mattina. Complimenti, Allegri. E non solo per avere battuto il Barcellona, onorando il Milan e il calcio italiano, così come aveva fatto la Juve a Glasgow la settimana scorsa. È presto per dire se le Nostre siano tornate a comandare in Europa. Ma, adesso, tutti sanno che devono ricominciare a fare i conti con loro.

X