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Terremoto, viaggio nelle tende di accoglienza

di Antonella Calcagni

In fondo c’è un tavolino con una croce che all’occorrenza può diventare l’altare per le messe della domenica. Nella tenda amica di Bazzano si celebrano funerali, i bimbi fanno il catechismo e la scuola estiva, si mangia e si beve all’occorrenza.

Il maestro Augusto Pelliccione l’ha eletta a suo atelier. Ora è lì intento a dipingere un bellissimo quadro che donerà agli habitué della struttura.

La tensostruttura di Bazzano non è solo un’area di accoglienza, è tutto per gli abitanti del progetto Case di Bazzano, è il loro centro di gravità permanente. E ora che è ricominciato lo sciame sismico, la gente, soprattutto i vecchietti soli, si trattengono fino a tardi a giocare a carte.

«Per questa struttura non dobbiamo ringraziare nessuno – – sottolinea Luciana che coordina le attività all’interno della tensostruttura -. Perfino il riscaldamento di questi giorni lo stiamo pagando noi. Il comune ci ha chiesto di metterla a disposizione e noi lo abbiamo fatto, ma non ci vengano a dire che l’hanno allestita loro. Da tre anni qui aspettiamo una fontana – dice con le lacrime agli occhi -. – Non abbiamo avuto niente. Non sappiamo dove mandare a giocare i nostri bambini». Annuisce Giorgio Alessandri, pensionato che trascorre gran parte delle sue giornate in tenda: «Non sono stati capaci di mantenere neanche una promessa».

Il piano di protezione civile del Comune dell’Aquila prevede 16 aree di accoglienza, altrettante aree di attesa e 2 aree di ammassamento, una alla Finmek e una al Globo. Per paura dello sciame però sono state riscaldate solo le tre enormi tende: quella di Bazzano di cui abbiamo parlato, quelle di Paganica e di Murata Gigotti. Con sorpresa troviamo la tensostruttura di Paganica chiusa con la catena ed il lucchetto, tuttavia dal balcone un ragazzo ci spiega che nella notte della forte scossa la struttura è stata aperta e alcuni cittadini si sono ritrovati lì. Solo qualcuno, visto che le abitazioni del progetto case dovrebbero almeno in teoria essere anti-sismiche.

Qualcuno si chiede infatti quale sia stata l’utilità di individuare due delle tre aree allestite proprio all’interno dei Progetti case.

Tutta un’altra storia al Campo di Murata Gigotti dove Tonino Marchetti, che ha le chiavi della tenda, ci spiega che nei giorni scorsi sono stati organizzati turni di notte da parte dei volontari dell’associazione di Protezione civile della Pro Loco di Coppito facente parte del circuito della ProcivArci. Anche in questo caso la tenda vive anche di giorno, fungendo da centro di aggregazione. D’estate c’è anche la mensa della frequentatissima scuola estiva. I bagni sono tutti colorati. La presidente della pro loco Marina Marinucci sottolinea che nella notte della scossa non si è presentato alcun cittadino. Meglio così, vuol dire che non sta montando la paura fra la gente. Anche la tensostruttura di Murata Gigotti funziona a prescindere dal piano di protezione civile, e anche in questo caso è la Pro Loco che anticipa il denaro per il riscaldamento con la speranza di essere rimborsata.

Le altre aree di accoglienza e di attesa appaiono come lande desolate, alcune sono scoscese, piene di erbacce e sporcizia ma all’occorrenza lì potranno essere montate tendopoli in poche ore. Preoccupano invece le aree di attesa e di ammassamento individuate in coincidenza con piccoli e grandi parcheggi. C’è da chiedersi cosa accadrebbe se un sisma dovesse verificarsi di giorno con i parcheggi stracolmi.

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