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Inquinamento Otefal: malori studenti

di Alessia Lombardo

«Attendiamo ancora risposte sulle emissioni inquinanti della Otefal, sito produttivo del nucleo industriale di Bazzano all’Aquila. Abbiamo accusato dei malori (cefalee, nausee e vertigini ndc), ma da allora nessuno ci ha detto più niente. Ci interroghiamo sulle conseguenze della puzza e dell’aria nociva che abbiamo respirato per oltre un anno».

A lanciare gli interrogativi sono stati alcuni studenti della Facoltà di Lettere e filosofia che, nei mesi scorsi, si sono attivati con numerose segnalazioni sulle emissioni inquinanti vicino all’ex sede universitaria di Bazzano, ottenendo la mobilitazione del rettore, Ferdinando Di Orio, che ha inoltrato una denuncia cautelativa al Comune dell’Aquila, alla Asl e all’ Agenzia regionale per la tutela dell’ambiente, in particolare al sindaco, Massimo Cialente, al manager Giancarlo Silveri e al direttore dell’Arta Mario Amicone.

Il caso, dalla risonanza nazionale, ha visto i successivi sequestri (lo scorso settembre) di materiale sospetto ritenuto inquinante da parte del Corpo forestale dello Stato delle stazioni di Lucoli e Tornimparte assieme ai Vigili del Fuoco, con la Procura che ha aperto anche un’indagine.

Risposte che, a dire il vero, ad oggi non andrebbero fornite soltanto agli studenti, ma anche ai residenti di Bazzano e Paganica.

«La puzza e l’aria erano veramente nocive? – si sono chiesti i ragazzi – perché c’è stato il sequestro dopo diverse segnalazioni?».

Gli studenti infine hanno sostenuto di aver notato delle anomalie. «Prima che partisse la denuncia – hanno spiegato – il camioncino dell’Arta (per i rilevamenti) non c’era. È comparso dopo il sequestro, quando la puzza non c’era più. Vogliamo venga fatta luce su questa storia».

LA RISPOSTA DEL MANAGER ASL SILVERI

Interpellato sul “caso Otefal” il manager della Asl, Giancarlo Silveri, non ha fatto attendere la propria risposta, rassicurando i ragazzi sulle condizioni dell’aria respirata.«Non si è accertato nessun motivo per il quale le emissioni fossero dannose – ha spiegato – altrimenti Arta e Asl sarebbero intervenute».

«Da allora non si è più verificato niente che fosse ritenuto intossicante – ha concluso – erano solo delle emissioni di cattivo odore di cui non si è capito l’origine, per altro, ma non erano dannose o pericolose».

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