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Verdone sindaco di Roma, noi insistiamo

«Cari Amici di Globalist,

leggo con molto stupore ed un pizzico di imbarazzo l’idea di farmi candidare a Sindaco di Roma… Francamente non me lo sarei proprio aspettato…».

Cominciava così una lettera che Carlo Verdone volle inviarci quando su Globalist si avanzò l’idea di coinvolgere Verdone in un progetto di rinascita, partendo dalla scelta del nuovo sindaco. Avevamo pensato a Verdone perché lo ritenevamo – e lo riteniamo – sintesi di quelle qualità che si richiedono per governare una grande città divenuta negli anni soltanto “una grande città”.

«Da romano che ama la sua città e che la vorrebbe veder rispettata da tutti (politici e cittadini) ho sottolineato- ci scriveva Verdone – che Roma invece ha tanto bisogno di cure e regole. Regole da far rispettare ad ogni costo perché sulla carta ci sono. Sembrerebbe una considerazione banale, quasi qualunquista – proseguiva la lettera – ma in realtà così non è. Permane un senso di sciatteria che ha portato negli anni a far diventare questa città da “grande città” a “città solo grande”. La poca attenzione al valore storico-archeologico (immane risorsa culturale ed economica), l’atavico errore di non pensare in tempi rapidi a parcheggi che avrebbero portato i cittadini ad esser più disciplinati nelle soste (problema tutt’altro che secondario), un centro storico anarchico, schizofrenico, violentato dalla cafona psichedelìa delle luci ed insegne di tanti esercizi, senza dimenticare (perché vengono poco menzionate) le strade consolari, intasate in un immobile, nevrastenico e quotidiano ingorgo, sono solo alcuni dei punti cardine sui quali bisogna seriamente impegnarsi. Altrimenti questa città continuerà a vivere nella scena iniziale di “Roma” di Fellini, che con spietata ed efficace analisi la presentò, con il primo fotogramma, in un apocalittico intasamento del raccordo anulare, tra lavori in corso, tamponamenti e sotto un diluvio violento che ne accentuava l’impronta indelebile di un caos endemico»…

Riprendendo una polemica con Alemanno, Verdone poi precisava: «Sono ben conscio che tutti i mali di Roma non possono esser imputati ad una sola persona in quanto gli uffici collegati al Comune sono tanti. E sono mali che risalgono a decenni. Qualcuno ha fatto di più, qualcuno ha fatto meno, qualche altro non è stato all’altezza. Fatto sta che Roma non ce la fa, da molto tempo, ad esaltare ciò che il passato le ha consegnato. E fatica ad approcciarsi col nuovo. Come è vero che il degrado urbanistico inizia con la cementificazione dei palazzinari nella metà degli anni ’60, appoggiati da una politica affarista, che hanno reso inguardabili gli edifici enormi delle periferie, brutti nell’architettura e ancora più brutti nei colori».

Quindi, un durissimo Verdone aggiungeva: «La violazione di un piano regolatore è sempre stata la più ignobile medaglia per questa città. Governare Roma è una delle imprese più difficili del mondo e la paura di perdere consensi è tale che si va avanti dando un colpo al cerchio ed uno alla botte. Col risultato di lasciarla in un’incompiuta sciatteria e trasandatezza. I cittadini devono essere educati al meglio. E il modo più efficace è mostrare buoni e coraggiosi esempi. Anche a costo di perdere alcuni voti, perché se ne acquisteranno altri e ben più duraturi».

Quindi, una risposta alla nostra proposta di Verdone sindaco di Roma: «È chiaro che sono molto lusingato dalla stima che mi avete dimostrato. E ringrazio tutti coloro, tra i primi Giancarlo Governi, che hanno visto nei miei lavori e nella mia persona un amore veramente speciale per Roma. E chi avesse dei dubbi può scorrere le pagine , piene di sincera nostalgia, di un libro che ho dedicato non solo alla mia famiglia ma al mio quartiere, alla mia città. Immagini di un altro tempo, di una città che andava più accudita e meno violentata».

«Purtroppo – proseguiva Verdone – non credo di essere all’altezza di ciò che mi chiedete. Nella vita si può far bene solo un lavoro e già quello che mi vede da tanti anni in prima linea mi assorbe tanto, troppo. C’è chi nasce con la vocazione politica, chi medica, chi giuridica, chi artistica. Ecco, forse quest’ultima è quella a me più consona per come emotivamente sono strutturato. E poi c’è un ‘altra considerazione: non si deve rubare il posto ad un ragazzo, ad un uomo o ad una donna che hanno impegnato tutta la loro vita (con abnegazione e serietà) per far bene in politica».

«Con onestà e sacrificio. Mi sentirei un abusivo. Un abusivo assolutamente pieno di passione ma che dovrebbe iniziare a studiare a fondo una materia che conosce solo in parte. Ciò non toglie che non mi tirerò indietro per aiutare (per quanto mi sarà possibile) tutte quelle iniziative a favore di una rinascita di una Roma che ha bisogno di amore e di cure. E sarò sempre in prima linea a tifare per chi opererà all’insegna dell’onestà, di uno slancio etico necessario a formare dei politici e dei cittadini più motivati a rispettare Roma”. Un “No, grazie”, appassionato che con quel dovrei “iniziare a studiare”sembrava lasciare uno spiraglio, magari dettato proprio dal cuore».

«Dobbiamo fare il tifo per una nuova e giovane classe politica che sposi il principio del bene comune e non dell’ arricchimento personale – concludeva Carlo Verdone – Giovani che dovranno farsi le ossa alla scuola di buoni maestri al fine di porre termine alla corruzione ed operare con estremo rigore onde essere l’esempio supremo per i cittadini. Miglioreranno questi ultimi, migliorerà la città, migliorerà la stima per l’intero Paese. Non c’è più tempo da perdere, abbiamo bisogno di “sacerdoti del bello”. Dell’efficienza e dell’onestà.

Grazie di cuore per la stima e l’affetto che mi avete dimostrato. Carlo Verdone».

Carlo Verdone sindaco di Roma. La nostra idea nasceva dall’atto d’amore che aveva fatto nei confronti della sua città, accettando l’invito di 18 comitati del centro storico, scrivendo su Repubblica contro il degrado della città eterna. Alemanno rispose con in mano un articolo di Le Monde che diceva quanto è bello andare in giro per Roma come nei manifesti di “Vacanze romane”.

Leggi – ha detto Alemanno a Verdone – così ti tiri un po’ su da quella crisi depressiva che hai avuto per la nostra amata Roma. E Verdone: «Senza depressione, ma con molta lucidità, chiedo a Gianni Alemanno di fare una sola cosa, che è molto semplice ma nello stesso complessa perché rischia di essere impopolare: far rispettare le regole. Non c’è altra soluzione. Anche a costo di perdere qualche voto, ma probabilmente se ne acquistano altri».

Dalla premessa, l’idea che ritorna: e se candidassimo Carlo Verdone a sindaco? È straordinariamente innamorato della città, la conosce, conosce i pregi e i difetti dei romani, è intelligente e sensibile, ha un ineguagliabile carica di empatia, e sa parlare a tutti. Che vuoi di più? E il tempo consiglia scelte diverse e coraggiose, che sappiano recuperare il senso vero della politica, non candidature calate dall’alto, o di lato: ora un leader abituato ai “patrocini,” ora un “giornalista grande”.

Pensare a Verdone dal centrosinistra, anche per riparare lo strappo provocato da discutibili cavilli che alle recenti primarie non avevano permesso a Verdone di esprimere un voto al ballottaggio. «Mi sono sentito defraudato di ogni diritto, umiliato», aveva commentato il regista per come era stato trattato al seggio di via dei Giubbonari – pieno centro – a Roma. «Sono tornato ben due volte al seggio – aveva raccontato Verdone in una intervista – portando il certificato medico che attestava che sono caduto dalla moto, e anche la carta di imbarco per Madrid che mi ha impedito di votare al primo turno. Al ballottaggio avrei voluto esprimere il mio voto. Solo che non è stato possibile. Ma io non sono un elettore dell’ultimo minuto. Mi sento offeso», aveva commentato, con amarezza.

Amarezza, ma mai strappo, aveva fatto sapere Verdone, zittendo ogni voce che ipotizzava una sua disaffezione al Pd. Ecco, nella povertà delle ipotesi per Roma, perché non pensare e ripensare a Carlo Verdone?

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