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Scuole cratere, Cialente: «Nessuno scippo»

Da scippato a scippatore, appare così il sindaco dell’Aquila Massimo Cialente agli occhi di molti sindaci marsicani in relazione alla questione dei 226 milioni di euro per il piano scuole del cratere. Lui non ci sta e spara a zero soprattutto contro Chiodi, reo di aver rubato politicamente i soldi “per fare clientelismo”, dice Cialente, destinando risorse perfino ad edifici che non sono più scuole da anni. Si parla di 6 milioni di euro.

«La magistratura fa molti sconti al centro destra – continua – mentre io vengo rinviato a giudizio per le fogne di Aragno. I soldi a disposizione del Comune dell’Aquila per le scuole da riqualificare sono ora sono 18 milioni di cui 6 della legge mancia del Pd, il fabbisogno sarebbe invece di 54 milioni. Mancurti che ha le chiavi della borsa chiede che i Comuni della provincia si esprimano entro la fine del mese (termine della scadenza della gestione stralcio) all’unanimità per il piano di riqualificazione delle scuole. Cialente non ci sta e chiede che il governo inserisca invece nel decreto di imminente emissione i soldi necessari (20 milioni subito) per ricostruire le scuole dell’Aquila. Sembra che il capo di Gabinetto della Regione Morgante abbia detto al sindaco di Avezzano, Giovanni Di Pangrazio che le scuole marsicane non possono essere ricostruite perché L’Aquila sta scippando i soldi. Non stiamo scippando niente, diciamo solo che i soldi che il governo aveva dato per rifare le scuole, sono stati usati per altri cose».

Cialente ha ricordato che l’impostazione del commissario costringerà i ragazzi a stare nei Musp, che sono già in pessime condizioni, per altri quattro o cinque anni, ma queste strutture non sono fatte per resistere per così lungo tempo. L’intenzione del sindaco è invece quella di smontare i Musp tra tre anni al massimo.

«Non è una guerra – ha aggiunto l’assessore Alfredo Moroni – certamente non è possibile destinare risorse nostre ad edifici di nuova edificazione, ad esempio a Sulmona.

Cialente ha bocciato anche la gestione Mancurti sottolineando che è rimasto tutto appeso e poi «i 5 milioni dei cimiteri non si trovano più». A.Cal.

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