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Ricostruzione L’Aquila: «Non ci sono più soldi»

«Non ci sono i soldi». Il Piano di Ricostruzione dell’Aquila e delle frazioni già approvato, a quasi quattro anni dal terremoto è per lo più fermo. E’ quanto emerge da una inchiesta del giornalsta Emilio Fabio Torsello pubblicata sul sito [i]on line[/i] dell’Esperesso.

«Sono finiti i due miliardi stanziati – spiega Pietro Di Stefano, assessore del Comune dell’Aquila alla Ricostruzione – e adesso si naviga a vista. Manca un afflusso costante di denaro e bisogna contrattare anno per anno con il Governo».

«Adesso, ad esempio – prosegue l’assessore – una delibera del Cipe del dicembre scorso ha sbloccato 150 milioni, un residuo di contabilità che non ci era stato assegnato dal Commissario, soldi che sono stati già impegnati. Siamo in attesa di altri 660 milioni ma tutto è sempre molto precario». A mancare, infatti, è un piano strutturato di finanziamento che invece si ridefinisce anno per anno. «Queste procedure – spiega Di Stefano – non aiutano la programmazione degli interventi. Per il sisma in Emilia è stata decisa un’accisa in modo da reperire subito i fondi per le popolazioni, vorrei capire per quale motivo nel 2009 si decise che per un territorio come il nostro, così pesantemente colpito dal terremoto, interventi straordinari di quel tipo non erano necessari. Il risultato è una contrattazione sui fondi che snerva qualsiasi ampio respiro di ricostruzione».

Intanto come se non bastasse sono tornate le scosse, lo sciame ha ricominciato lo scorso sabato 16 febbraio. La terra ha tremato cinque volte in una notte, la scossa più forte alle due, mentre in molti dormivano, 3.7 Richter. Poi altre quattro. In tutto undici in poco meno di 48 ore.

Il sindaco dell’Aquila, Massimo Cialente, ha invitato i cittadini «ad agire secondo coscienza, con la consapevolezza che il Comune è pronto a garantire riparo con strutture adeguate e personale preparato». E ha spiegato di aver allestito tre tende riscaldate per quanti volessero passare la notte fuori da casa senza patire il freddo.

«In classe in 10 fumano ‘roba’». A sottolineare come all’Aquila l’emergenza non sia terminata, soprattutto a livello sociale – osserva poi il cronista – sono anche gli studi di medicina sul disagio psichico, con frequenti trattamenti sanitari obbligatori e la diffusione degli stupefacenti pesanti e leggeri.

«La droga all’Aquila c’è sempre stata, racconta uno studente di uno dei licei della città che chiede di restare anonimo, ma dopo il terremoto la loro diffusione è aumentata vertiginosamente. A scuola gira anche cocaina. Una volta, prosegue, a un nostro compagno si ruppe una bustina di droga nello zaino. Se vuoi drogarti sai dove andare. Solo nella mia classe – aggiunge dopo un attimo di silenzio – almeno dieci persone fumano “roba” e in tutto siamo poco più di venti alunni».

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