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Inter devastata, Fiorentina alle stelle

Come un meteorite, la Fiorentina si è abbattuta sull’Inter, facendola a pezzi con la formula slava Ljajic 2 Jovetic 2. Ora Stramaccioni rischia moltissimo: Moratti è ancora in stato di choc e pensa se cacciarlo subito o aspettare Cluj e derby.

La gara di Firenze ha ufficialmente dimostrato due cose: 1) senza Milito, l’Inter non è nulla, tant’è vero che ha rinediato la sesta sconfitta nelle ultime 7 gare esterne; 2) l’allenatore di questa squadra non capisce più nulla: cambia continuamente moduli e interpreti, ma non ne azzecca una.

E meno male che in porta c’è Handanovic sennò, altro che 4-1: per i viola poteva finire anche con sei o sette gol di scarto. Cassano ha salvato l’onore, ma non basta. Per contro, Montella ha firmato la partita perfetta e a Diego Della Valle, di nuovo al Franchi dopo tre anni, ha dimostrato che un posto in Champions League non è un miraggio.

Lassù, intanto, non c’è stato neanche il tempo di processare la Juve, sconfitta a Roma dal fantastico Totti (224 gol in A, uno solo meno di Nordhal secondo miglior marcatore di tutti i tempi; il primo è Piola, sta lassù a quota 274).

Neanche un giorno per mandare alla sbarra Conte e i suoi, come se non fosse umano perdere la terza gara disputata in sette giorni, dopo avere stravinto le prime due, con la Fiorentina in casa e con il Celtic a Glasgow, dove nessuna italiana passava da 44 anni. Per inciso: nonostante 4 ko, oggi la Juve conta 5 punti in più rispetto a un anno fa, quand’era e sarebbe rimasta imbattuta sino alla fine.

Ci ha pensato il Napoli a sprecare la palla-gol a porta vuota che l’avrebbe portato a 2 punti dalla capolista: il pareggio interno contro la Samp equivale a una sconfitta. Non sul campo, ma nella testa. Per la prima volta in questa stagione, i partenopei non hanno segnato al San Paolo e soltanto un gol hanno realizzato nelle ultime tre gare, mentre Cavani è a secco da 5 incontri (4 con il Napoli e uno con l’Uruguay).

A dodici giorni dallo scontro diretto con i bianconeri, sul campo di patate che Bigon assicura verrà rizollato, la squadra di Mazzarri batte in testa. In Europa League è stata presa a legnate dal Viktoria, come già avevano fatto Psv e Dnipro nella fase a gironi. Preoccupano l’astinenza di Cavani e l’inconcludenza di Cavani, anche se questo è un aspetto che passa sicuramente in secondo piano, dopo la drammatica rapina di cui lo slovacco è rimasto vittima per la seconda volta da quando gioca a Napoli. Occhio, perchè Marek è fuori dalla grazia di Dio e, a fine stagione, potrebbe andarsene.

La Juve è stata strapazzata da Conte come mai prima d’ora il tecnico aveva fatto: domattina la vuole in campo alle 8. Al di là delle disquisizioni sull’impossibilità di una squadra di autogestirsi (l’allenatore aveva chiesto ai giocatori chi se la sentisse di giocare a Roma dopo l’impresa di Glasgow e tutti hanno risposto sì), un fatto è certo: se il Napoli non è capace di approfittare manco della quarta sconfitta della capolista in 25 turni, lasci stare lo scudetto. Può perderlo solo la Juve anche se, come volevasi dimostrare, il Fattore Champions incide eccome sul rendimento dei bianconeri che, già il 25 novembre, contro il MIlan, avevano perso in campionato dopo una grande impresa in Europa (3-0 al Chelsea).

Mercoledì, a San Siro, capiremo molte cose anche sui rossoneri opposti alla macchina da guerra Barcellona: 115 gol in 39 partite complessive, 65 punti su 72 disponibili nella Liga (80 gol segnati in 27 gare) praticamente già vinta; semifinalista di Coppa del Re. Ma i catalani incassano praticamente una rete ad ogni incontro ed è un peccato che Balotelli non possa giocare in Champions. In rossonero, Mario ha cominciato alla grande: 4 centri in 270 minuti e ha fatto bene a protestare contro gli arbitri che non lo proteggono dal gioco duro. Abbiamo già visto con Roberto Baggio e con Alessandro Del Piero com’è andata a finire. Poi domenica ci sarà il derby, con Balotelli che non vede l’ora. L’Inter un po’ meno.

In coda, intanto, sono cambiate molte cose: il Toro ha lasciato la zona rossa; Cagliari e Genoa continuano a risalire. I sardi, nonostante la settimana terrificante culminata con l’arresto di Cellino, hanno liquidato il Pescara con una prova all’insegna della determinazione più feroce. Ci si salva soltanto se ci si batte. Impara, Atalanta.

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