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Tutti contro Balotelli

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Devastante come solo può essere Mario Balotelli, al gol numero 4 in 3 partite con il Milan, il centravanti della Nazionale spinge i rossoneri sempre più su. La vittoria sul Parma ha portato a 37 i punti conquistati nelle ultime 17 gare di campionato. Che, se fosse iniziato alla nona giornata, ora vedrebbe la squadra di Allegri davanti persino alla grande EuroJuve.

Una rimonta eccezionale. Esalta i meriti di Massimiliano Allegri, sempre più bravo e, paradossalmente, sempre più esposto al fuoco amico di Berlusconi, nonostante lo scudo umano Galliani funzioni a meraviglia.

Ma, come dimenticare che, fra settembre e ottobre, l’uomo dell’ultimo scudetto milanista ha rischiato a più riprese di essere cacciato dopo che gli avevano raso al suolo l’organico? Come dimenticare le battute presidenziali su Guardiola (“Chi non lo vorrebbe?”). Su Van Basten che, ogni volta in cui è stato tirato in mezzo, ha sempre avuto l’eleganza di chiamarsi fuori, arrivando persino al punto di affermare: «Devo ancora studiare molto prima di allenare il Milan?».

Come non applaudire sempre l’onestà e la dirittura morale di Mauro Tassotti, autentica Icona Rossonera il quale, ogniqualvolta veniva evocato come sostituto del tecnico di cui è il vice, ha immediatamente spazzato via ogni congettura, dimostrandosi autentica persona per bene in un mondo troppo pieno di servi? E lasciamo stare le autocandidature catodiche, modello sotto il capello cotonato niente, perchè sennò facciamo notte.

D’altra parte, Berlusconi è lo stesso che il 7 gennaio 2013, ad Antenna Tre Lombardia, ospite di Fabio Ravezzani, aveva definito Supermario una Mela Marcia e che, il 10 febbraio 2013, a Campodarsego (Padova) aveva affermato: l’allenatore non capisce un tubo.

L’eufemismo s’impone per mascherare l’eleganza originale della sortita presidenziale, naturalmente smentita, riveduta, corretta, precisata. D’altra parte, è dal 16 maggio 2012, quando la stagione si concluse con lo scudetto bianconero e Thiago Silva e Ibrahimovic vennero dichiarati ufficialmente incedibili che ogni dichiarazione dell’ex premier cade puntualmente in prescrizione. Poi, per fortuna c’è Internet, c’è Google, c’è Youtube. E’ là che ogni affermazione, ogni facezia, ogni panzana diventa eterna. E son dolori per chi ha la memoria corta o finge di non avere memoria. Perchè ognuno è libero di dire ciò che vuole, purchè non ti prenda per i fondelli. O no?

Ieri sera, San Siro ha tributato un’accoglienza calorosa e meritata a Roberto Donadoni, Eroe del Mitico Milan di Sacchi e Capello, grande uomo e grande allenatore. L’ex ct merita in futuro di avere la chance di allenare la squadra che contribuì a portare nella storia del calcio mondiale. Nel frattempo, è istruttivo registrare la scomparsa di tutti quelli che, nel 2008, quando, sia pure imbattuto venne eliminato ai rigori dalla Spagna nei quarti dell’Europeo, esultarono perchè Abete lo fece fuori richiamando Lippi.

Una mossa disastrosa: per Donadoni, che ebbe anche la signorilità di rinunciare alla buonuscita di quasi 1 milione di euro e fu costretto a ricominciare daccapo mentre le prefiche danzavano attorno al suo curriculum di tecnico che venne addirittura definito “inadatto per la serie A”; per Lippi, che meritava di rimanere nella nicchia scavata dentro la leggenda del mondiale vinto in Germania; per la Nazionale, che andò incontro la disastro della Confederations Cup 2009 dove perse pure con l’Egitto, con tutto il rispetto per gli amici africani, sia chiaro e alla caporetto di Sudafrica 2010 dove, per la prima volta in cent’anni di storia, gli azzurri (4 mondiali, 1 Europeo 1 Olimpiade) non vinsero manco una partita della fase finale di un mondiale.

Donadoni ha risalito la corrente, con la cocciutaggine e la serietà del bergamasco tetragono a ogni difficoltà. Conoscendolo, i cori di San Siro sono un premio che avrà sicuramente gradito perchè viene dalla parte migliore del calcio: i tifosi. Quelli veri. Quelli che soffrono e gioiscono per la loro squadra e non dimenticano. Non quelli falsi e rintanati nei salotti tv, a sparar sentenze senza sprezzo del ridicolo. Tipo: “Donadoni è bravo, ma non è belloccio”. Per non dire delle amenità sulle cuffie rosse di Balotelli che una volta erano fucsia. Dove sei, Gianni Brera? Quando torni sulla Terra, armato di iPad, pc, anche di un’Olivetti o di una stilografica – qualunque oggetto contundente da lanciare in segno di protesta e fallendo il bersaglio, s’intende – contro chi non è degno di pronunciare manco il tuo nome?

Vedendo in azione Balotelli, pensavo a Gianni Brera e al suo Rombodituono che ha reso immortale Gigi Riva, vedendo in azione Balotelli. E solo il Più Grande sarebbe in grado di inventare un soprannome altrettanto efficace per il ragazzo con il N.45.

Fra i suoi pregi, c’è sicuramente la franchezza. Ecco perchè, dopo la vittoria sul Parma, ha fatto bene a protestare contro l’inerzia di Massa che ha tollerato troppi interventi fallosi ai danni dell’attaccante del Milan e della Nazionale. Chiedere lumi a Coda, Parolo e Paletta. Soprattutto: dare un’occhiata ai lividi e alle ferite sulle gambe di Balotelli che, presumibilmente, non se li è procurati da solo.

D’altra parte, siamo alle solite: buona parte della categoria arbitrale accusa un vistosa mediocrità tecnica e un’inquietante mancanza di personalità, checché ne dicano Nicchi & Braschi.

Ai quali, dopo la terza partita disputata in serie A con la maglia rossonera dall’ex bomber del City, bisogna recapitare un messaggio forte e chiaro. Balotelli è un patrimonio del calcio italiano e non soltanto del suo club: in quanto tale, deve esser protetto dal gioco pesante di avversari che cercano sistematicamente di provocarlo, randellandolo come fabbri ferrai.

Siccome ogni anno, prima che si inizi il campionato, i vertici arbitrali radunano i fischietti e raccomandano loro di stroncare il gioco duro, è il caso di rinfrescare la memoria ai distratti e agli ignavi. E’ un film che abbiamo già visto in passato: con Roberto Baggio, con Alessandro Del Piero in Italia, per non dire di Lio Messi in Spagna dove, a suo tempo, a Diego Armando Maradona spezzarono una caviglia.

Quanto alle accuse di antisportività mosse contro Balotelli da Leonardi, secondo il quale il milanista ha tratto in inganno l’arbitro in occasione della punizione vincente per il Milan, l’ottimo dirigente del Parma dovrebbe ricordare che nessuno può scagliare la prima pietra. E’ curioso, ad esempio, che Leonardi non abbia parlato del ceffone sferrato da Coda sulla schiena di Balotelli. Naturalmente, Massa non ha visto. E neanche Leonardi.

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