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Picuti: comportamento omissivo degli imputati

«Mi trovo nel mezzo tra parti civili, che chiedono la condanna di tutti, e difensori, che chiedono assoluzione di tutti. Quale di questi è l’ideale di giustizia? Non si tratta di questo, ma solo di applicare la legge e le norme», è un passaggio dell’arringa del pubblico ministero Fabio Picuti nel processo per il crollo della Casa dello Studente dell’Aquila nel terremoto dell’aprile 2009.

«Agli imputati – ha aggiunto – non si contesta di essere stati concausa del crollo aumentando i carichi verticali, questo è smentito dalla perizia. Concausa è la condotta omissiva, nel momento in cui aumentavano però avrebbero dovuto procedere a un adeguamento sismico, un obbligo previsto dalla legge», ha proseguito il pm.

«Le difese prendono la parte della perizia funzionale alle loro tesi e omettono quella che non è funzionale. La Mulas l’ha detto in udienza, bastava prendere la prima pagina del progetto senza fare nessun calcolo e si sarebbero resi conto che serviva un adeguamento sismico. Quando la Mulas dice cose a sfavore è ardita e audace, se dice cose pro diventa ammirevole».

Picuti ha sottolineato che «non ho fatto fatica ad ammettere che ha distrutto le consulenze dell’accusa, per me non è ammirevole né audace, ha fatto il suo dovere. E io ho chiesto quattro condanne, ma sette assoluzioni», ha ricordato il magistrato ha spiegato che «la parete Rei ha amplificato il crollo, che ci sarebbe comunque stato ma non in modo così devastante».

La parte restante dell’udienza – prima della riunione in Camera di Consiglio – era stata incentrata sulla richiesta delle parti civili di condannare tutti gli imputati e gli indagati, anche quelli per i quali il pm ha chiesto l’assoluzione o il non luogo a procedere.

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