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L’Aquila, il rebus dei derivati

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di Antonella Calcagni

Il comune dell’Aquila (e dunque i cittadini) dovrà pagare 8 milioni e mezzo di euro entro il 31 dicembre 2025 con rate annuali di circa 300 mila euro.

È l’effetto di una scelta di “finanza creativa” fatta nel lontano 12 giugno 2001 quando l’amministrazione guidata dall’ex sindaco Biagio Tempesta decise di sottoscrivere con il Credito Italiano un legalissimo contratto di “Duration swap” (all’epoca il dirigente alle Finanze era Quirino Cervellini), una delle tipologie dei “derivati” giunti alla ribalta della cronaca di recente per gli effetti devastanti che hanno avuto sull’economia del Paese.

L’operazione al tasso del 5,65%, portò soldi certi nelle casse dell’amministrazione comunale per i primi anni, per la precisione l’ente ci guadagnò fino al 2005 circa 2 milioni di euro, soldi con cui l’amministrazione si concesse perfino il lusso di pagare le sontuose edizioni della Perdonanza. Dal 2006, tuttavia la scommessa sugli swap cominciò a rivelarsi fallimentare. Da allora fu una escalation di segni meno. Qualcuno all’epoca aveva preconizzato questo epilogo.

Un rompicapo che ora dovrà risolvere l’assessore alle Finanze Lelio De Santis. «Con leggerezza si è pensato solo a fare cassa – ha commentato l’assessore senza pensare alla conseguenza di questa scommessa fatta sulla differenza dei tassi di interesse. Non è giusto che i soldi pubblici siano investiti in questo modo».

L’assessore sta tentando con gli uffici di mettere in piedi qualche strategia per uscire da questa situazione imbarazzante. «Stiamo verificando se è possibile giungere ad una rescissione del contratto – ha aggiunto De Santis – Il contratto tuttavia prevede tale ipotesi solo su iniziativa della banca e nulla dice invece per l’altro contraente. Valuteremo anche azione di rivalsa».

Insomma oltre ai debiti fuori bilancio il conto comunale si carica anche di un altro obolo. Un tipo di operazione, quella sugli swap, che fece il paio con i Bond argentini su cui decise di scommettere la farmaceutica Afm. Ora in tempo di crisi generalizzata i nodi stanno venendo al pettine. Con i soldi degli swap che non erano reali, il Comune dell’Aquila pagò debiti e forniture che invece erano più che vere.

De Santis ha spiegato che dalle ricerche effettuate esisterebbe un solo contratto di duration swap acceso dall’ente.

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