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Sallustio, storico latino e “santo” nostrano

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di Roberta Galeotti

Tutti gli aquilani, in particolare gli ex studenti di una certa generazione, sono passati migliaia di volte sotto lo sguardo attento della statua di Sallustio, senza prestare attenzione al personaggio che la stessa rappresenta. Forse qualche liceale, nello studiare il latino, aveva dato uno sguardo veloce alle opere Sallustiane.

In questi ultimi giorni il prestigioso Centro Studi Sallustiani ha organizzato una serie di conferenze per richiamare l’attenzione sulla storia di questo nostro illustre cittadino, nato ad Amiterno e morto a Roma in età non avanzata.

Partì alla volta di Roma molto giovane. Fece apprezzare le sue qualità con una certa immediatezza. Riuscì ad inserirsi nelle trame dell’alta società romana e, da buon gaudente, si sistemò sul Colle Oppio, nell’area residenziale più ambita dall’alta società dell’epoca. Dette vita anche ad un vorticoso movimento mondano, camuffato da una certa attività culturale che si svolgeva, per l’appunto, nei cosiddetti “Orti Sallustiani”.

Non ha mai goduto di una sufficiente notorietà nella città natale. Forse è stato più noto nei tempi passati, anche oggi qualcuno lo rispetta ancora, sotto le vesti di un antico Santo degli albori del cristianesimo. Le donne del contado pensavano che il nome corretto fosse San Lustio. Con l’evoluzione della lingua e, soprattutto, della pronuncia dialettale il nome si era trasformato, forse per una strana assonanza, in “Sallustio”, anche per economizzare tempo e fiato.

Moltissimi studenti, passando la mattina sotto la statua, a piazza Palazzo, si raccomandavano allo pseudo santo per non essere interrogati. Altri, in tempo di esami di Stato e di riparazione lo invitavano ad intercedere in loro favore affinché le prove fossero facili e accessibili a tutti.

Come potete vedere al povero Sallustio ne sono capitate di tutti i colori. Non potevano mancare, ovviamente, i comizi elettorali. Si tenevano quasi tutti a piazza Palazzo, al cospetto di Sallustio, specialmente quelli degli uomini politici più importanti dell’epoca. Li ha ascoltati tutti, attentamente, senza lasciarsi sfuggire neppure una virgola, annotando ogni concetto sul suo taccuino di bronzo, in maniera che non si potesse cancellare nulla. Infatti, se sfogliate quel taccuino, nella primavera degli anni sessanta, troverete la prima proposta della Democrazia Cristiana per la realizzazione del parcheggio e del mercato coperto sotto piazza Duomo. Idea fortemente avversata dai comunisti del tempo. Oggi, scaduto abbondantemente il brevetto della Democrazia Cristiana, chi ripropone la costruzione del parcheggio coperto? Il Partito Democratico (alias Partito Comunista). Chi sono gli attuali oppositori? I politici del centrodestra, ossia gli ex Democristiani colpiti dalla diaspora.

Proprio negli anni sessanta, un nostro concittadino, il nostro vicedirettore Fulgo Graziosi, nell’osservare con arguzia gli avvenimenti politici del momento e testimone oculare del comportamento di alcune donne che, quando passavano sotto la statua di Sallustio, si segnavano di croce, volle comporre una bella satira su questi fatti. Inoltre, in quegli anni, un suo coetaneo che, fino a quel momento non aveva alcuna cognizione della materia e delle strategie politiche, volle catapultarsi nell’arena, entrandovi come un toro infuriato, sbuffando aneddoti, programmi e proclami a più non posso. Sallustio ebbe la compiacenza di ascoltare questo elemento e, un bel giorno, fu raggiunto anche dalla supplica della mamma del candidato. Si tratta di una satira sottile, delicata, che mette in luce la devozione della madre e la diplomazia dell’uomo colto. Si adatta perfettamente alla campagna elettorale in corso nel nostro Paese. Leggiamola insieme con la massima attenzione e, poi, ognuno di noi tragga le proprie sensate considerazioni.

Poesia di Fulgo Graziosi

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