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‘One billion rising’, L’Aquila balla

di Marianna Gianforte

I puntellamenti spettrali di piazza Regina Margherita hanno dato un tocco di teatralità al flash mob delle donne aquilane. Anche loro ieri sera alle 20,30 circa hanno aderito all’happening mondiale organizzato da Eva Ensler, attivista e fondatrice del V-day e ideatrice del “One Billion Rising”.

“Un miliardo di donne violate è un’atrocità. Ma un miliardo di donne che danzano è una rivoluzione”. Questo lo slogan dell’iniziativa, che ha unito sotto lo stesso cielo, nel giorno di San Valentino, le donne di 150 città in tutto il mondo: 202 Paesi e 5mila associazioni hanno riempito le piazze da New York a Londra all’Aquila.

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Un grido di ribellione per fermare la violenza contro le donne, contro i femminicidi, parola tanto usata e ascoltata in questo periodo, contro i soprusi che avvengono in ogni parte del mondo. L’Aquila c’era, con le sue 30 ragazze (e un ragazzo, Armando) che hanno invaso piazza Regina Margherita e la parte del Corso antistante tra le impalcature e lo squallore di un centro storico abbandonato.

Con loro si è soffermato anche il giornalista di “Presa diretta”, Riccardo Iacona, che ha fatto domande ai ragazzi della movida del giovedì sera.

L’adesione aquilana all’iniziativa è avvenuta tramite l’associazione socio-culturale “Orientalmente”, nata nel 2012 da un’idea di Mardin e Midia Nazad e Antonio Centi. I tre organizzatori hanno scelto di differenziarsi rispetto alla scenografia scelta a livello mondiale. Il gruppo ha ballato, infatti, al ritmo di “Jai ho”, canzone che s’ispira alle rime del poeta indiano Gulzar, anziché sulle note di “Break the chains” (spezza le catene).

«Abbiamo scelto questo brano perché è un vero e proprio inno al trionfo e alla speranza – spiega Mardin Nazad, di origini curde – e reagire così ai brutti episodi che stanno avvenendo in questo periodo. Penso all’India, diventata simbolo di questa violenza, dove il governo ha reagito alla ribellione delle donne usando altra violenza. Anche L’Aquila è diventata simbolo della lotta contro la violenza sulle donne – aggiunge Mardin – perché qui si sono verificati nell’ultimo anno episodi di stupro e di omicidio di giovani donne».

Il riferimento è alla violenza avvenuta un anno fa nei confronti di una studentessa romana vicino la discoteca Guernica di Pizzoli e all’omicidio di Orjeta Boshi, giovane madre albanese uccisa il mese scorso dall’ex marito insieme al nuovo compagno, Sheptim Hana.

Al flash mob di piazza Regina Margherita ha partecipato anche “l’avvocata delle donne”, Simona Giannangeli, che due settimane fa ha ricevuto minacce per la sua attività in difesa delle donne che porta avanti con il Centro antiviolenza della Biblioteca delle Donne Melusine dell’Aquila.

«Mi auguro che questa iniziativa riesca a mandare il messaggio che siamo tantissime donne a dire che ripudiamo e lottiamo per fermare questa ondata di violenza. Mi fa piacere sapere che ai quattro angoli della terra ci sono donne che con il movimento del corpo cercano di riprendersi quello che viene loro tolto».

E sono tutte ragazze giovani e giovanissime ad avere partecipato con entusiasmo e voglia di rivalsa all’iniziativa: come Sara, 33 anni e Augusta, 19.

E poco conta se saranno state un miliardo, un milione, o una donna soltanto a ballare contro la violenza e le prevaricazioni.

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