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Emmott al Moviplex: ‘L’Italia Paese inerte’

di Marianna Gianforte

“This is not the end. You can change it”. È la frase che chiude il documovie “Girlfriend in a coma” (“La fidanzata in coma”) realizzato dall’ex direttore del [i]“The Economist”,[/i] Bill Emmott e dalla film maker di origini romane ma trapiantata a Londra, Annalisa Piras.

“Questa non è la fine. Puoi cambiare la situazione”. Grosso modo suona così la traduzione, poche parole cha racchiudono il significato del film-documentario: un’incitazione agli italiani a cambiare lo stato di crisi sociale e politica che governa il Paese.

Il film di Emmott, un successo all’estero, non ha avuto vita facile in Italia. Censurato dal Museo Maxxi di Roma, dove avrebbe dovuto essere trasmesso mercoledì sera (bloccato dall’ex ministro Giovanni Melandri, attualmente a capo del MAXXI), è stato alla fine proiettato al teatro Sistina. Ieri, invece, è arrivato all’Aquila. Sono queste le uniche due anteprime del documentario di uno dei giornalisti più famosi del mondo nel nostro Paese. A fare da “tramite” è stato il Gruppo L’Espresso, che ha organizzato le due anteprime italiane.

Conosciuto per le sue spietate critiche all’ex premier Silvio Berlusconi (è di Emmott il titolo del [i]The Economist [/i]“Unfit”, incapace, a governare) e per la difesa a spada tratta dell’ad Fiat Sergio Marchionne, Emmott racconta, con l’aiuto della regista Piras, l’Italia di oggi: la sua crisi d’identità, economica, sociale.

Parla della corruzione che si diffonde a macchia d’olio dai bassifondi ai livelli della governance, critica anche il “carattere” degli italiani, che si sono adattati allo stato delle cose. E L’Aquila, per Elmmott, è un simbolo di questa crisi sociale, dalla quale «il Paese si deve svegliare».

«Il problema dell’Italia non è soltanto il berlusconismo – commenta Emmott, in attesa che la proiezione del documentario cominci, davanti al cinema Moviplex.

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«Il vero problema è l’ignavia», aggiunge. «Il berlusconismo ha grande responsabilità – spiega il giornalista – ma non solo, è un sintomo del problema vero dell’Italia, che è inerzia dei cittadini, della casta politica, delle aziende italiane, che di fronte ai problemi non reagiscono».

Emmott non è mai vissuto in Italia, ma conosce il Paese molto bene: «Sono un attento osservatore esterno e ho fatto tantissimi viaggi in Italia. Conosco bene la vostra storia politica. Poi ho viaggiato in Giappone, Belgio, Stati Uniti e tanti altri Paesi nel mondo», ha aggiunto.

L’Aquila, per Emmot, è il simbolo dell’Italia in declino. «Sono già stato all’Aquila due anni fa, ho visto il centro storico distrutto – racconta –dopo il sisma in Giappone e ho visto subito la differenza tra i due Paesi. Rispetto all’Italia, in Giappone c’è un maggior senso di responsabilità. Nel Pese nipponico esiste un maggiore consenso per salvare, riparare, ricostruire e prevenire dopo una catastrofe come un terremoto».

Il docufilm è un viaggio nel Belpaese a cavallo tra il 2011 e il 2012. Un viaggio che descrive le distorsioni «della corruzione istituzionalizzata, del crimine organizzato, del sistema politico clepto-cratico, dell’influenza perniciosa della Chiesa», attraverso interviste a 50 personaggi eccellenti.

Tra loro: il regista Nanni Moretti, il giornalista e scrittore Roberto Saviano, il premier Mario Monti, la femminista Lorella Zanardo, l’ex commissario europeo Emma Bonino. «Naturalmente si parla anche del Sig. Bunga-Bunga, Silvio Berlusconi, che tante colpe ha avuto nell’accelerare il degrado degli ultimi due decenni», spiega Emmott.

Per la regista Piras il film è un grido di amore verso l’Italia. «C’è una parte del Paese che ha colpito alle spalle la gran parte degli italiani negli ultimi anni», dice. «Il mio punto di vista dichiarato è quello di uno dei tantissimi giovani italiani che si è sentito colpito alle spalle e ha lasciato il suo Paese. Il film finisce, infatti, sugli italiani che sono andati via da qui. Lo scopo del film – aggiunge la giovane film maker – è di colpire “in risposta”: noi ci siamo sentiti colpiti e adesso vogliamo colpirvi con queste immagini che abbiamo interpretato all’estero. E vogliamo chiamarvi con noi per cercare di cambiare le cose. L’intento è quello di svegliare l’Italia, ma è un gesto pieno di amore, un grido d’amore. È importante che il film sia fatto da un’italiana insieme a un osservatore inglese, perché c’è dentro lo sguardo pieno d’amore di un inglese che ama l’Italia ma anche quello di una figlia che ama l’Italia e vuole dire qualcosa».

Quanto alla difficoltà di trovare una distribuzione in Italia, la regista la spiega così: «Non siamo riusciti a trovare una distribuzione nelle sale. Ci è stato risposto che questo era un film che sicuramente non interessava agli italiani. Non so se definirla censura, miopia, o pregiudizio intellettuale verso qualcosa che viene da fuori. Fatto sta – sottolinea – che tutti i distributori italiani a cui ci siamo rivolti, ci hanno detto di no».

E all’estero? Lì c’è un altro mondo. «All’estero è andata molto diversamente, abbiamo trovato subito grande interesse – dice la Piras – ad esempio in Inghilterra, dove il docufilm è stato distribuito dalla Bbc in televisione e ora siamo in contatto con diversi distributori. In Italia soltanto Sky ha mostrato interesse e trasmetterà “Girlfriend in a Coma” (il cui titolo s’ispira a un successo musicale della band inglese The Smiths e, in particolare, dal loro disco [i]Strangeways [/i])questa sera. E allora per chi ha la possibilità di vederlo sarà una fortuna, un privilegio, un evento raro.

Nel Paese dell’ “editto Bulgaro” che ha spazzato via dai nostri schermi un giornalista come Enzo Biagi, c’è da aspettarsi anche di peggio.

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