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Decreto attuativo sul diritto allo studio: dopo le elezioni

Ieri, giovedì 14 febbraio, una delegazione di studenti dell’UdU L’Aquila ha incontrato il Presidente della Conferenza Stato-Regioni per chiedere lo slittamento della discussione sul decreto attuativo sul diritto allo studio.

In una nota, l’Udu afferma che si tratta di «un decreto che mira a distrugge di fatto il sistema Dsu nazionale, introducendo soglie di merito con aumenti fino al 100 % degli attuali criteri. Gli importi netti delle borse (importi lordi – detrazione per alloggio e/o pasto) vengono, inoltre, diminuiti del 6 % per gli studenti pendolari e addirittura del 29 % per gli studenti fuori sede rispetto alla situazione attuale.

La nota continua «è evidente che tali disposizioni darebbero il colpo definitivo alla possibilità degli studenti ‘meritevoli ma privi di mezzi’ di accedere ai gradi più alti dell’istruzione. Possibilità che ad oggi è stata già fortemente intaccata dai continui tagli al fondo per il diritto allo studio.»

La delegazione dell’UdU L’Aquila ha atteso che il Presidente Errani arrivasse a un incontro sulla ricostruzione presso la sala conferenze dell’Assessorato all’Ambiente del Comune dell’Aquila e ha espresso al Presidente forte preoccupazione per il decreto.

Il Presidente Errani si legge nella nota «ci ha dichiarato pubblicamente che la conferenza Stato-regioni è slittata e che verrà convocata solo dopo le elezioni politiche del 24 e 25 Febbraio.

Questo significa che grazie alle mobilitazioni a livello nazionale dell’Unione degli universitari siamo riusciti a frenare la corsa di questo assurdo decreto».

Come riferisce l’Udu nazionale infatti,«il fatto di rinviare la conferenza Stato Regioni a dopo le elezioni è l’argine perfetto per placcare la furia di Profumo contro gli studenti, ma non è sufficiente: vigileremo attentamente affinchè questo decreto venga rivoluzionato in modo da poter tutelare il diritto allo studio ed estenderlo non solo agli già ora idonei ma non beneficiari di borsa di studio ma anche ad una platea più estesa di studenti in modo da assomigliare un po’ di più, anche in questo, agli altri Paesi europei che coprono borse di studio per una percentuale ben maggiore che in Italia”.

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