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Piccone, ‘Mascia è stato eletto con ampio consenso’

«A distorsione non si aggiunga distorsione». Così il senatore Filippo Piccone, coordinatore regionale del Pdl in Abruzzo, commenta in una nota la conclusione del processo a D’Alfonso e ad altri, svoltosi a Pescara.

“E’ evidente – dice Piccone – che in Italia (e in Abruzzo) esiste un problema giustizia che riverbera i suoi effetti sulla politica, e di ciò occorre prendere atto per aprire una discussione serena. L’uso politico della giustizia non è problema di questo o quel partito, ma rischia di divenire un’arma impropria di lotta e quindi un danno per la democrazia e per il sistema basilare della separazione dei poteri. E’ chiaro – prosegue – che se un intervento della magistratura, ancor più quando esso si dimostra infondato, determina lo scardinamento di un’istituzione democraticamente eletta, ciò rappresenta una distorsione. A cui, tuttavia, non si deve rispondere con un’altra distorsione. Nello specifico questo ragionamento vale per il caso del Comune di Pescara guidato da un Sindaco e da una maggioranza eletta con ampio consenso. Un voto che all’epoca scaturì effettivamente dallo scioglimento anticipato della legislatura, ma che tuttavia venne espresso nell’alveo di un percorso democratico mai contestato da alcuno».

«Ecco perché oggi – sostiene Piccone – affermo con convinzione che non si possa e non si debba parlare di maggioranze non legittimate. Il Sindaco Mascia sta operando molto bene e in ossequio al mandato che la maggioranza dei cittadini gli ha conferito, ed è ovvio che debba proseguire su questa strada. Come la storia, anche la politica non si fa con i se. Quanto accaduto tra politica e magistratura è sotto gli occhi di tutti, ma tornare indietro non si può e la scelta più saggia per tutti è semmai quella di trarre da questi eventi lezioni per il futuro».

Il senatore Piccone conclude: «A fronte di percorsi elettorali corretti, quindi, è assurdo parlare di maggioranze non legittime. E’ un concetto pericoloso, oltre che infondato, che può nuocere molto all’essenza stessa delle istituzioni, e che se trovasse ascolto non farebbe altro che aggiungere, appunto, distorsione su distorsione all’intero processo democratico. A volte il rimedio è peggiore del male. Non facciamo come un arbitro di calcio che assegna un rigore non dovuto e per tentare di riparare al torto ne concede un altro altrettanto dubbio. Così facendo ci troveremmo di fronte a due errori difficili da sanare».

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