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Dimissioni Papa, Centofanti: tempi di rottura

«Il pallio che Benedetto XVI ha deposto sulla teca di Celestino V nel maggio del 2009 è un’espressione di notevole significato storico e spirituale nei confronti di Celestino V», a dirlo è Errico Centofanti, giornalista e scrittore, ai microfoni del tg web “in Consiglio”.

«Non è un segno premonitore della decisone di dimettersi di Benedetto XVI, ma un riconoscimento solenne dell’importanza di Celestino V. Importanza, che la Chiesa si è sempre rifiutata di riconoscere per 700 anni».

Centofanti ritiene, poi: «un’espressione grave quella del portavoce della Sala Stampa vaticana che, nel corso della conferenza stampa, ha detto che il precedente più prossimo fosse quello di Gregorio XII. Fatto questo che risale agli inizi del 400 e che non ha nulla a che vedere con le dimissioni di Celestino V e di Benedetto XVI. Infatti, Gregorio fu costretto a dimettersi per ragioni politiche».

Centofanti ne ha anche per il vescovo di Cracovia, Stanislaw Dziwisz, già segretario di papa Wojtyla, che ha dichiarato: «Non si scende mai dalla croce» e per il filosofo Massimo Cacciari che non sa valutare l’importanza della figura di Celestino V. Un’ultima riflessione di Centofanti riguarda l’umanizzazione della figura del Papa.

«Le dimissioni di Benedetto XVI sono l’ultima e fondamentale rottura con la tradizione cattolica fondata sui valori dell’impero romano – rileva Centofanti – Mi riferisco all’abbandono della divinizzazione, che allora era quella dell’imperatore e che per secoli è stata del Papa, a favore dell’umanizzazione della figura del Pontefice, ricondotto a persona con l’annuncio delle dimissioni».

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