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Da Crozza a Chiara, le pagelle del Festival

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di Francesco Troncarelli

5 a Fabio Fazio

Sempre sorridente come il fanciullino di Pascoli, modi da chierichetto alla Guidolin, l’Assad dal volto umano ha scelto una conduzione low profile nel vestire, nel parlare, nel proporsi. Si crede nel salotto buono di “Che tempo che fa” ma la platea che lo segue è da assemblea condominiale. La domanda sorge spontanea: crescerà? La risposta alle prossime puntate. Rimandato.

8 e mezzo a Luciana Littizzetto

Tacco da vamp tutto da ridere, battuta sempre pronta, fascino da dimenticare ma simpatia travolgente, Lucianina domina la scena senza affondare con gli attacchi al Palazzo ma con la sola verve. Se cresce ancora fa il botto. Per quello che si è visto, Sanremo è lei.

6+ a Marco Mengoni

È martedì grasso e il Prince de noantri ne approfitta agghindandosi in uno sfavillante blu Atac. Non a caso il suo presenter (proclamatore per capirci) è Alemanno (anche se Marco). Meno vocalizzi del solito, gioca tutto sull’imprinting da X Factor ma è sempre una bella voce.

6 a Raphael Gualazzi

È il jazzista della porta accanto ma i brani che presenta non gli rendono giustizia. Figurarsi a chi lo ascolta magari per la prima volta. Eppure molti sono convinti che la sua protettrice, Santa Caterina Caselli faccia il miracolo.

6 e mezzo a Daniele Silvestri

È sottotitolato alla pagina 777 di Televideo e si fa spalleggiare da un sosia del Fassari dei Cesaroni. Conosce il suo mestiere però ed è un gran cantautore e quindi recupera in corsa col brano che scimmiotta “Salirò”, ma quanta fatica.

6+ a Simona Molinari con Cincotti

Briosi, effervescenti, ma non gasati come quell’acqua minerale, semplicemente naturali, riportano Lelio Luttazzi alla ribalta. Bravi quindi fosse solo per questo.

5 a Maria nazionale

Ha il bollino blu di Saviano che garantisce per lei come Picone. È l’unica scugnizza in gara e ne va fiera e paradossalmente è quella più a suo agio nell’atmosfera del festival. Ma degli anni Cinquanta.

6 e mezzo a Toto Cutugno

Rieccolo. Messo alla porta dal rottamatore Fazio, rientra dalla finestra a casa sua anche senza aver pagato l’Iimu. Imbiancato, dimagrito ma sempre nazionalpopolare, ripropone il suo successo mondiale “L’italiano” col coro dell’Armata rossa. Ma i tempi sono cambiati e Pertini (“un partigiano per presidente”) non c’è più. E scusate se è mpoco.

7- – a Maurizio Crozza

Unico nel suo genere, un guitto con la “g” maiuscola. Sicuramente un cavallo di razza, ma ha rischiato di andare al macello come i quadrupedi di Tor di Valle. Il suo one man show extra large ha infatti rivalutato il sermone di Celentano (più breve) e addirittura i monologhi di Lotito a 90° minuto (più incisivi). Stordito dalle contestazioni dopo il suo Berlusconi-Carlo Dapporto sembrava Zeman dopo l’esonero. Solo che lui ha chiesto l’acqua per andare avanti mentre il mister il vino per consolarsi.

6+ a Marta sui tubi

Superato lo sgomento iniziale della casalinga di Voghera e della Sora Mirella di Campo de Fiori che si domandavano cosa diavolo mai avesse fatto sta Marta per farli incazzà così, gli eroi della avanguardia e della sperimentazione hanno comunque dato prova della loro bravura. Resta il fatto che sono anni luce da Sanremo. Come portare la Tatangelo e Pupo alla Scala con Placido Domingo.

8 e mezzo a Ilaria D’Amico

Nella penuria di farfalle e Canalis di contorno, la sua comparsata nobilita la figura femminile tout court. “Brava” a prescindere.

5- alle Sorelle Parodi

Esibite come un trofeo per tamponare lo sgomento di tubi, spiccicano a mala pena due parole e il solito sorriso Durbans d’ordinanza. Un po’ le Sister di “Un americano a Roma” di Albertone, un po’ le Carlucci in fregola, fanno comunque del loro meglio. Cioè niente.

7 e mezzo a Chiara

Ha vinto X Factor, vincerà Sanremo? Chissà chi lo sa avrebbe risposto il mitico Febo Conti. Certo è che brava e raffinata e soprattutto ha una gran voce. Il suo brano è tipicamente festivaliero e orecchiabile al primo ascolto. Uno dei pochi. S’intitola “Il futuro sarà”, lei appunto.

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