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Quel palio consegnato a Celestino V

di Maria Grazia Lopardi*

Era il 28 aprile dell’anno che ha diviso la storia degli Aquilani tra un prima e un poi, spartiacque di due mondi, come se la storia fosse slittata in un universo parallelo, che Papa Benedetto XVI, nel visitare il martoriato territorio colpito dal sisma, ha compiuto un gesto che non è passato inosservato a chi ha attenzione e ammirazione nei confronti di Celestino V e del suo messaggio.

Benedetto XVI ha posto il suo pallio sulle spoglie del papa dimissionario del XIII sec. sostanzialmente riconoscendolo a tutti gli effetti come Pontefice. Quel gesto assume un significato particolare oggi 11 febbraio, anniversario della prima apparizione della Madonna di Lourdes, in cui [url”Papa Ratzinger ha annunciato le sue dimissioni”]http://ilcapoluogo.globalist.it/Detail_News_Display?ID=51006&typeb=0&Celestino-V–Benedetto-XVI-Papi-dimissionari[/url], reiterando l’atto che ha caratterizzato la storia di Pietro del Morrone eletto papa il 5 luglio del 1294 e dimissionario il 13 dicembre dello stesso anno.

L’incontro con il papa del Medio Evo deve aver profondamente toccato Joseph Ratzinger che ha confermato la sua attenzione nei confronti di Celestino V comunicando, con lettera del 26 ottobre 2009 al Vescovo di Sulmona, di voler visitare quella città «in occasione dell’ottavo centenario della nascita di San Pietro Celestino» per il 4 luglio 2010.

Insomma quella visita pastorale fu fatta in onore dell’eremita del Morrone di cui Benedetto XVI ha richiamato la visione spirituale della Chiesa. Colui che fu capo della “Congregazione per la dottrina della fede”, l’antica Inquisizione, subì il fascino del papa che riconobbe gli eretici spirituali francescani quale ordine alle sue dirette dipendenze. Forse in papa Ratzinger già maturava l’idea di lasciare il suo oneroso incarico e di fronte alle spoglie di colui che ebbe il coraggio di farlo, provò e comprese il tormento di chi pensa di venir meno ad un compito dato dal cielo, ma anche ricevette dal suo predecessore, in S. Maria di Collemaggio all’Aquila, la forza di compiere quanto dalla sua anima aspirato e forse dalla vicenda evolutiva umana richiesto.

Una biforcazione della storia avvenne con la rinuncia di Celestino e l’affermarsi di una diversa visione del Cristianesimo, una ancora più netta biforcazione è in atto allorché, come adesso l’umanità è sull’orlo di un baratro in cui precipitare o elevarsi “in volo” realizzando un mondo di rispetto e armonia. Una trasmissione vi è stata tra due personaggi in apparenza tanto diversi ed ora unificati dal fatto di aver rinunciato al papato.

La “riabilitazione” di Celestino ottenuta con la consegna del pallio viene oggi ribadita dal commento del Presidente Napolitano che ha qualificato le dimissioni di papa Benedetto XVI come «un atto di grande coraggio». Allora cade il marchio di viltà apposto da Dante- ammesso che il sommo poeta si riferisse al papa eremita- sulla figura di Celestino.

Benedetto XVI riabilita -se ce ne fosse bisogno- Celestino V, come già fece a S. Maria di Collemaggio donandogli il sui pallio. Rinunciare al più grande potere che possa essere conferito ad un essere umano in nome di Dio scaturisce da un travaglio interiore intensissimo che come tale merita rispetto e che forse è strumento di una vicenda che sui libri di storia non comparirà.

Celestino con la sua rinuncia ha lanciato verso il futuro la promessa gioachimita dell’Età dello Spirito, non essendoci “messe abbondante” nella sua epoca per affermare l’Ecclesia Spiritualis della profezia, Benedetto XVI – ora che nella spirale del tempo sembrano reiterarsi i temi caratterizzanti quel lontano Medio Evo, tra cui la profezia dell’Età dello Spirito che adesso è legata all’inizio dell’età dell’Acquario – con la sua rinuncia si ricollega all’altra con la quale sembrò naufragare il sogno dell’Età dello Spirito, ricucendo una cesura. Sarà la coscienza collettiva a determinare il futuro dell’umanità e un nuovo papa ad aprire la porta tra un’epoca e un nuovo tempo in cui non si parli più di spiritualità, ma la si viva come realizzazione di armonia e amore.

«Siamo slittati in una dimensione sbagliata, occorre tornare il quella giusta, subito», mi disse qualcuno vari anni fa, come ho raccontato nei miei libri. Forse è il momento. Un sentito augurio di serenità a papa Benedetto XVI.

* una lettrice

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