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Pieri (Pdl): ‘Voterò La Destra’

Non accenna a placarsi la bufera che sta travolgendo il Pdl alla vigilia delle elezioni politiche. Alle voci e alle assenze di protesta che in questi giorni si sono rincorse senza tregua si aggiunge quella di Massimiliano Pieri, componente, autosospeso, del direttivo provinciale Pdl L’Aquila-Sulmona, che affida le sue riflessioni a una dura lettera aperta al governatore abruzzese Gianni Chiodi.

«Solo uno stato influenzale – si legge nella lettera di Pieri a Chiodi di seguito riportata integralmente – mi ha costretto a disertare l’incontro del partito di giovedì scorso. Ristabilitomi però non posso esimermi, come ho sempre fatto – e lei ricorderà le battaglie nel Cda dell’università di Teramo quando io lottavo in rappresentanza degli studenti e lei in qualità di sindaco lo faceva per la sua città – dall’intervenire nella vicenda ed aprire un dibattito politico in merito alla classe dirigente aquilana del centro-destra. Ebbene signor presidente, oggi i nostri ruoli sono cambiati e io da quel 6 aprile lotto per la mia città e il mio territorio ritenendo inaccettabile che il Conte di Celano venga a L’Aquila per nominare e presentare vassalli e vicari. Nutro il massimo rispetto e stima per Liris, a cui auguro buon lavoro, ma ricordo che le regole e gli statuti sono stati concepiti proprio per arginare il dispotismo feudale».

«Il Conte di Celano – si legge ancora nella lettera indirizzata a Chiodi – dopo aver reso le liste del partito impresentabili, sia per L’Aquila che per gli aquilani, si è permesso anche di venire qui a casa nostra a prenderci per fessi. Noi non siamo sciocchi e se non fosse per quanto di buono il presidente Berlusconi ha fatto nel post-sisma, il Pdl rappresentato da questa classe dirigente non meriterebbe alcuna considerazione. Mi riferisco ad una certa parte della classe dirigente del partito, caro presidente, poiché l’altra parte rappresentata da Gianfranco Giuliante sta funestando L’Aquila da anni e sta distruggendo il Pdl come a suo tempo ha fatto con Alleanza Nazionale. Signor presidente, non ho potuto dire pubblicamente queste parole a causa dell’influenza che mi ha colpito, mentre Giuliante non ha partecipato per difendere la sua poltrona da assessore regionale ed il buon Magliocco idem. Il coordinatore eterodiretto si sarebbe già dovuto dimettere dopo la batosta elettorale delle comunali, soprattutto per la sciagurata scelta del candidato sindaco».

«Signor presidente – scrive ancora Pieri – su queste premesse e con questa lettera aperta vorrei porre due problemi politici relativi ad incrostazioni presenti nel centro-destra abruzzese: il Conte di Celano, come molti altri, ha beneficiato e beneficia tuttora della scia elettorale di Silvio Berlusconi nella convinzione che non finisse mai, ma le elezioni comunali 2012 di L’Aquila ed Avezzano hanno dimostrato che sa solo tenere la scia, quando c’è, ma non sa costruire nulla in politica; l’assessore Giuliante è imbattibile nell’occupare poltrone e nel curare rapporti di buon vicinato con il potere romano peccato che non sia mai stato investito dal popolo di questo ruolo, in questo secolo XXI è stato solo nominato e mai eletto né con le preferenze e neppure con i collegi uninominali».

«La riflessione politica che le sottopongo è questa – aggiunge – perché non rompe gli indugi, prendendo il coraggio a quattro mani e gestendo lei il partito ed il centro-destra abruzzese facendo una battaglia politica sia contro il Conte di Celano per estrometterlo da coordinatore regionale che contro Giuliante cacciandolo dalla sua Giunta. Signor presidente, culturalmente e personalmente sono vicino al centrodestra e credo fortemente nel suo lavoro, ma dal 6 aprile sono prima di tutto un aquilano ferito che lotta e lotterà sempre per la ricostruzione del territorio. In queste elezioni appoggerò l’unico aquilano di centro-destra che può rappresentare la città ossia Luigi D’Eramo e voterò La Destra di Storace. Se lei avrà la forza per avviare il cambiamento politico necessario io sarò al suo fianco e scoprirà immediatamente che a tante donne e uomini abruzzesi non piace la politica fatta in scia, feudale e poltronistica, ma cercano la politica vera, quella basata sulla partecipazione sui valori e sui progetti per rilanciare e ricostruire il territorio».

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