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Arta: ‘Spazi angusti e poca sicurezza’

di Marianna Gianforte

Spazi angusti, infiltrazioni d’acqua, bagni al limite del decoro e della funzionalità, laboratori biologici strettamente attigui a quelli chimici, mancanza di spogliatoi e di docce che non solo sono previste per legge dentro a un ente che si occupa di controlli ambientali, ma servono anche per lavarsi via di dosso eventuali residui di sostanze tossiche con cui si può venire a contatto. In queste condizioni lavorano circa 50 dipendenti tra amministrativi, tecnici, biologi e medici dell’Arta, Agenzia regionale per la tutela dell’Ambiente, che a 4 anni quasi dal sisma pongono un richiesta decisa agli enti di riferimenti, Regione Abruzzo [i]in primis[/i]: «Noi da qui vogliamo andare via».

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In effetti i dipendenti del distretto provinciale dell’Arta dal settembre del 2009 sono stati trasferiti nei locali dell’ex Agriformula (sede dell’azienda che produceva insetticidi e pesticidi), tra Monticchio e Bazzano, una sistemazione che doveva essere provvisoria, ma come spesso accade all’Aquila dal post-sisma, sta diventando definitiva.

Due blocchi, uno per i laboratori (dove si eseguono 40mila analisi all’anno su aria, acqua, terreno, funghi, droghe e altro) e l’amministrazione e uno tecnico-direzionale, più addirittura un [i]container[/i] in cui ancora opera il medico legale dell’azienda, il tutto adiacente al terreno dell’ex Agriformula in cui è attualmente il corso la bonifica. Terreno forse contaminato dai fitofarmaci dell’ex produttrice di insetticidi.

{{*ExtraImg_97863_ArtImgCenter_300x200_}}I dipendenti hanno organizzato una conferenza stampa per dare il loro ultimo “avviso” ai referenti istituzionali: «Partiremo con una serie di manifestazioni e di proteste – spiega l’ingegnere Danilo Cianca, delle Rsu dell’Arta – perché non è più possibile lavorare in questo modo».

Proprio questa mattina c’è stato un incontro tra il direttore generale dell’Arta Abruzzo, Mario Amicone, e il responsabile dell’Ufficio speciale per la ricostruzione dell’Aquila, Paolo Aielli, dal quale i lavoratori sperano emerga una risposta. Risposta che, tuttavia, sembra piuttosto lontana.

«Risale a giugno l’avviso di gara per individuare nuovi locali – aggiunge Cianca – le buste sono state aperte sei mesi fa e su 3 dei 10 locali sono stati fatti i sopralluoghi. Ma da allora non è cambiato nulla e noi non sappiamo nemmeno dove questo edifici si trovano».

{{*ExtraImg_97864_ArtImgLeft_300x200_}}C’è, poi, il problema dei finanziamenti. Sembrerebbe che tra i fondi Cipe, da poco sbloccati per la ricostruzione, non ci sia alcunché per l’Arta. «Dovremo aspettare la terza rimodulazione dei fondi prevista per giugno prossimo per sapere se anche la nostra sede sarà finanziata», spiega l’ingegnere Fabrizio Righetti. L’unica certezza, a oggi, è che la storica sede della sezione provinciale dell’Agenzia, a viale Nizza, sarà abbattuta.

«Il trasferimento nel sito dell’ex Agriformula, deciso nell’immediato post-sisma – ricordano in una nota i lavoratori del distretto provinciale dell’Arta – è stato tollerato dai lavoratori con spirito di adattamento e di responsabilità, ma sta diventando una scelta definitiva che non intendiamo accettare». «A questo si aggiunga lo status di “sito potenzialmente contaminato” accertato per l’area in oggetto – prosegue la nota – nella quale è attualmente in corso un’attività di indagine ambientale che preoccupa non poco il personale dell’Agenzia e lo pone di fronte a spiacevoli situazioni di “conflitto di interesse”. A tutto questo la direzione strategica Arta e le autorità coinvolte nel farraginoso processo di ricostruzione continuano a non fornire alcuna risposta obbligando i lavoratori a richiedere con forza ciò che dovrebbe essere loro garantito in ossequio a basilari principi di sicurezza e decenza». E così i dipendenti sono «pronti a protestare», promettono anche Carla Cimoroni e Angelo Angelone, portavoce dei lavoratori.

Intanto nei locali dei laboratori i biologi e i tecnici lavorano gomito a gomito: quelli che fanno analisi del terreno e quelli che analizzano acqua di scarico. E’ normale, poi, attraversare il corridoio dove i tecnici analizzano acqua di scarico per arrivare alla stanzetta 3 metri per 3 in cui uno studioso analizza le droghe?

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