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Studenti in difesa della scuola pubblica

di Nando Giammarini

La scuola pubblica è una fonte di vita, di sapere, di speranza per milioni di esseri umani che popolano il mondo e attraverso la cultura e l’istruzione saranno in grado di cambiarlo in un contesto di sviluppo di accoglienza, di pace. E’ il sogno di tante società, più o meno evolute, che nella cultura intravedono quel desiderio di progresso e libertà come sosteneva Carlo Catteneo: ”L’istruzione è la più valida difesa della libertà” Argomento di estrema attualità che offre sempre maggiori spunti di riflessione e di dialogo per cercare di comprendere al meglio quali siano i riflessi nella vita degli esseri umani. Seguire i corsi di studio, acquisire gli elementi e le conoscenze tali che ci permettono di poterci rapportare con tutti partendo da una base di pari dignità.

Allo stesso modo Antonio Gramsci rivolto alle nuove generazioni scriveva: ”Istruitevi perche abbiamo bisogno di tutta la vostra intelligenza, organizzatevi perché abbiamo bisogno di tutta la vostra forza”. Splendida e tremendamente attuale – in questi tempi in cui i governi che negli ultimi anni si sono succeduti alla guida del Paese, hanno operato vistosi tagli alla cultura – la definizione di Enrico Berlinguer secondo cui: «Se i giovani s’impadroniscono di ogni ramo del sapere e lottano con i lavoratori e gli oppressi non c’è scampo per il vecchio ordine fondato sui privilegi e sull’ingiustizia Una società civile degna di essere definita tale non può e non deve assolutamente trascurare il giusto peso delle masse giovanili e studentesche contrarie alla privatizzazione della scuola ed al Ddl 953 (ex Aprea che prevede la trasformazione delle scuole pubbliche in fondazioni con partecipazione dei privati)».

Nulla di più assurdo e sbagliato. Questo il significato delle manifestazioni degli studenti – energia e forza propulsiva della scuola e della società – i mesi precedenti quando sostenuti anche dai docenti precari hanno dimostrata tutta la loro contrarietà al progetto di riforma del Ministro Profumo. Ma i guai per la scuola pubblica vengono da lontano, dalla scellerata politica dei tagli operata dalla riforma Gelmini, Ministro della pubblica istruzione del governo Berlusconi, che l’ha letteralmente massacrata avviando il più grande licenziamento di Stato che nessuno si era mai sognato di realizzare. Centotrentamila unità tra personale docente e non docente, una vera pazzia.

La legge di stabilità ha tolto quasi un miliardo di euro alla scuola pubblica mentre ha confermato il finanziamento di 223 milioni di euro la scuola privata. Ma ancora non ci si accontenta, giusto qualche mese fa il Cardinal Bagnasco è tornato a chiedere nuovi fondi per la scuola Cattolica. Per carità nulla in contrario alla scuola privata ma chi la scegli se la paghi! Tutto ciò è semplicemente scandaloso alla luce del fatto che nella scuola ad iniziare da quella materna ed elementare si sta tornando indietro di 50 anni – a quando andavo a scuola io a Cabbia di Montereale e la mattina portavamo un fascetto di frasche e delle pigne per accendere il fuoco – poiché non si hanno neanche i fondi per la carta igenica e si chiede alle madri di metterla nello zainetto dei loro figli; cosa ben più grave che sfiora quasi l’inumanità,è la riduzione dei docenti di sostegno per i casi di diversa abilità.

A fronte di questa insensata politica scolastica che contempla solo tagli anche l’Abruzzo ha fatto sentire la propria voce ferma e decisa con vibranti manifestazioni in tutto il territorio regionale. Bisogna prendere, altresì, in considerazione la messa in sicurezza degli istituti scolastici poiché non è concepibile che, agli inizi del terzo millennio, i nostri figli frequentino luoghi insicuri dove potrebbe succedere di tutto come ha dimostrato il drammatico evento sisma a S. Giuliano di Puglia. Mi rifiuto di pensare cosa sarebbe potuto accadere se il terremoto dell’Aquila invece che alle 03.32 si fosse verificato quando i ragazzi erano a scuola. A prescindere da qualsivoglia considerazione una cosa deve essere a chiara a tutti: la scuola italiana, nel pieno rispetto del dettato Costituzionale, è e deve rimanere pubblica a garanzia di democrazia, di stabilità e di progresso del Paese ritrovando coesione e identità culturale.

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