IlCapoluogo.it - L'aquila News: notizie in tempo reale di Cronaca, Politica, Stefania Pezzopane, Massimo Cialente, Pierpaolo Pietrucci,Collemaggio, Pierluigi Biondi, Luigi D'Eramo

Gli strumenti della bellezza

Più informazioni su

di Annamaria Coletti Strangi*

Intrigante quanto vasto è il campo della cosmesi e non si potrà che sfiorarne alcuni dei molteplici aspetti, soffermandosi un po’ di più sulla cura dei capelli, croce e delizia degli antichi Romani.

Pur cercando di offrire una lettura fruibile a tutti, non si può fare a meno di ricorrere alle citazioni latine. Indispensabili sono, infatti, i riferimenti ai classici che permettono di avvicinarsi al mondo latino per poterlo conoscere e apprezzare, scoprendone l’attualità e la grandezza.

Ovidio raccomandava di farsi belle ma lontano dagli occhi maschili. La toilette della donna romana era, infatti, un avvenimento molto riservato, che avveniva nell’intimità delle pareti domestiche con schiave e [i]ornatrices[/i].

Ricco era il corredo, con catini, specchi di rame e d’argento, pettini, acus crinales, calamistra, spille, vasi, boccette, ariballoi e alabastra, gutti e pissidi. Abbondavano creme, pomate, belletti, parrucche e posticci, profumi e olii, gelosamente custoditi in un armadio, chiuso, nella camera nuziale, il talamo.

Dopo lunghe sedute, la dama romana, ben vestita e ingioiellata, appariva con la fronte e le braccia schiarite da un fondotinta composto di emollienti e nitrato di bismuto, cioè gesso o biacca di piombo (di cui Romani conoscevano la tossicità, ma credevano avvenisse solo per ingerimento e non per via transdermica), mentre pomelli e labbra venivano ritoccati con ocra, feccia di vino o cinabro. Ciglia e contorno degli occhi erano truccati con nero fumo (ricavato dai noccioli dei datteri bruciati o spighe di nardo) o polvere di antimonio, le palpebre con ombretti di colore giallo, verde o azzurro, ricavato dai crochi o dalla triturazione di minerali, come la malachite e l’azzurrite. Per completare il tutto si applicavano “nei”, di stoffa, che ravvivavano il colorito, gli splenia lunata e uno spruzzo di lustrini ottenuti dalla triturazione dell’ematite, dal colore grigio-azzurro iridescente.

Curatissimi erano i capelli, spesso arricciati, decolorati cosparsi di mirra e balsami, persino polvere d’oro.

Talvolta veniva aspersa polvere d’oro anche sul corpo che, dopo la depilazione, non esistendo il sapone, veniva prima deterso con polveri abrasive e poi trattato con olii e unguenti per riacquistare morbidezza ed elasticità perse, quindi cosparso di più profumi (ce ne erano per ogni parte del corpo).

[i]La seconda puntata sarà on line mercoledì 12 febbraio.[/i]

[url”Leggi la Presentazione”]http://ilcapoluogo.globalist.it/Detail_News_Display?ID=49387&typeb=0&29-01-2013–Anna-Coletti-Strangi-e-la-cosmesi-nell-antica-Roma[/url]

*Facoltà di Lettere e Filosofia – Università degli Studi dell’Aquila

Più informazioni su

X