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Disparità metodi e borse di studio

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Nella seduta odierna del Senato Accademico dell’Università degli Studi de L’Aquila è stata approvata all’unanimità una mozione, proposta dai rappresentanti dell’UDU, contro il decreto ministeriale sul dsu per la rimodulazione dei criteri di accesso alle borse di studio, ed in particolar modo contro l’articolo riguardante la differenziazione dei criteri tra diversi territori.

Tale decreto introduce una forte disparità nei metodi di assegnazione delle borse di studio tra diverse Regioni, penalizzando in particolare il Centro-Sud e quindi anche l’Abruzzo e le sue Università.

Con tale mozione anche l’università de L’Aquila ha voluto rimarcare con voce unanime la sua contrarietà: è necessario che nella Conferenza Stato-Regioni di domani il Presidente della Regione Abruzzo Gianni Chiodi si opponga fermamente a tale decreto, esprimendo parere negativo e difendendo in questo modo le Università e i suoi studenti.

LE REAZIONI

Dsu, Azione Università: sì al decreto – «Continua la strumentalizzazione e il terrorismo psicologico sul Diritto allo Studio da parte dei movimenti studenteschi schierati a sinistra – dicono Rosario Domenico Paternoster, rappresentante al CNSU Azione Universitaria e Luca Rocci, presidente Azione Universitaria L’Aquila -. E’ fondamentale che l’ultimo atto dei decreti attuativi della cosiddetta Riforma Gelmini vada in porto per non inficiare tutto il lavoro svolto e che ha portato l’Università Italiana a percorrere finalmente la strada della trasparenza e della meritocrazia. L’allarmismo e le proteste della sinistra su un fantomatico taglio delle borse di studio sono solo l’ennesimo strumentale tentativo di spaventare gli studenti e di interrompere l’Iter iniziato 5 anni fa. Nessun taglio dei fondi per il diritto allo studio è previsto nè in questo nè in nessun altro decreto attuativo della riforma universitaria. La tanto millantata riduzione del 45% delle borse di studio è solo un’elucubrazione mentale senza alcun fondamento. E’ vero che all’interno del decreto è presente la possibilità per le regioni di ridurre le borse di studio degli studenti fuori sede, quello che i contestatori omettono è che per effettuare questa riduzione le regioni devono garantire la copertura abitativa ai borsisti, copertura che dovrà essere certificata dal ministero e senza la quale questa riduzione non avrà luogo. Tra l’altro nel loro solito modo di fare dimenticano anche di dire che l’ammontare della borsa di studio per i fuori sede passa, da decreto, dai 4900€ degli anni scorsi ai 5500€ per l’anno accademico 2013/2014; chiaramente sarà necessario un controllo ferreo e un impegno concreto affinché questo aumento resti invariato anche per i prossimi anni. Inoltre la redistribuzione e l’identificazione del massimale ISEU su base regionale consentirà un aumento delle borse di studio effettivamente erogate e una diminuzione degli idonei non vincitori che fungono spesso da specchietto per le allodole per gli atenei che vogliono fare incetta di iscritti. Insomma con questo decreto le borse di studio effettivamente erogate aumentano del 25%, grazie all’aumento del fondo integrativo statale e della partecipazione obbligatoria da parte delle regioni, l’ammontare delle borse di studio per i fuori sede aumenta del 12%, perciò proprio non capiamo dove sia questo taglio tanto vituperato. Noi siamo sempre dalla parte degli STUDENTI e saremmo stati i primi a protestare contro un indebolimento del servizio di diritto allo studio ma così non è. La sinistra come al solito gioca con i numeri a suo piacere per fare dell’università un mero strumento di propaganda elettorale».

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