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Laudomia Bonanni sbarca in America

di Gianfranco Giustizieri

Un altro grande riconoscimento, postumo, per la scrittrice aquilana Laudomia Bonanni (1907 – 2002) colpita in patria da quella damnatio memoriae che solo da un po’ di tempo incomincia a mostrare qualche cedimento.

Uscirà il 29 marzo p.v. negli Stati Uniti il romanzo [i]The Reprisal[/i], a cura delle docenti Susan Stewart e Sara Teardo dell’Università di Princeton, edito dalla University of Chicago Press.

Pubblicato in Italia solo nel 2003 dalla casa editrice Textus, La rappresaglia narra la tragica storia di una partigiana, la Rossa. La donna era al nono mese di gravidanza quando fu catturata da una banda di fascisti in fuga sulle montagne della Majella e condannata a morte per aver partecipato alle violenze contro i fascisti stessi dopo la caduta di Mussolini. I fuggitivi la lasciarono vivere fino alla nascita della bambina poi la fucilarono nel piazzale dell’eremo dove si erano rifugiati.

Il libro terminato nel 1985, frutto di una lunga gestazione iniziata nel 1949, respinto dalla casa editrice Bompiani perché giudicato troppo cruento per la storia narrata e non rispondente ai tempi, raccoglie tutto il percorso di scrittura della Bonanni attraverso la ricostruzione di una vicenda dove le azioni e le passioni dei singoli s’intrecciano con la storia dell’uomo ma non la determinano. È il romanzo della gente in cui l’arte della scrittrice si spinge oltre le vicende individuali e collettive e coglie la forza misteriosa dell’occasionalità che diviene riflessione e anche purificazione per possibili nuovi cammini.

Quindi dopo le lontane traduzioni francesi e spagnole di altri libri (L’imputata e L’adultera), un nuovo significativo attestato, a undici anni dalla sua scomparsa, conferma il posto di rilievo della scrittrice aquilana nel panorama della letteratura italiana del XX secolo.

Le studiose americane che a lungo hanno soggiornato a L’Aquila per conoscere a fondo i luoghi cari alla Bonanni e visitare i territori di Caramanico e di Roccamorice dove è ambientata la vicenda narrata, nella dedica al loro lavoro hanno voluto ricordare il giornalista e scrittore Pietro Zullino, amico e profondo conoscitore dell’opera bonanniana, che ebbe l’intuizione di avviare questo riconoscimento americano.

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