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Progetto Armonia: paziente psichiatrico risorsa società

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di Marianna Gianforte

C’è chi lavora alla reception del Centro di salute mentale, chi in una biblioteca, e chi addirittura ha intrapreso una piccola attività commerciale. Sono questi i “disabili mentali” di oggi: inseriti nella società, capaci di conquistarsi un posto nel mondo del lavoro, grazie al modello innovativo per il recupero dei pazienti affetti da malattie mentali, anche molto gravi, attuato dallo psichiatra e direttore del Dipartimento di Salute Mentale, Vittorio Sconci e dallo staff del Dipartimento. Un metodo di lavoro – che si chiama non a caso “Progetto Armonia” – che ha consentito di dimettere i pazienti psichiatrici anche dagli ospedali psichiatrici giudiziari e dare loro un posto nella società. Ora questa esperienza viene raccontata in una mostra fotografica con proiezione di video che sta facendo il giro della Asl provinciale già da qualche settimana, da Sulmona ad Avezzano fino all’Aquila. Nel capoluogo, la mostra si terrà da oggi al 6 febbraio al Palazzetto dei Nobili, dalle 10 alle 19; poi si sposterà alla cantina “Ju Boss” il 6 e 7 febbraio. La mostra sarà accompagnata da un convegno che approfondirà il progetto Armonia analizzando l’iter terapeutico con un convegno spalmato in due giorni: l’11 febbraio dalle 9 alle 17 e il 12 febbraio dalle 9 alle 12 all’Auditorium Parco della Musica a Roma.

«Questo metodo di approccio alla cura del soggetto punta sul reinserimento sociale e lavorativo e non sulla permanenza nell’ospedale psichiatrico giudiziario oppure in altri luoghi di restrizione come strutture manicomiali – ha spiegato Sconci alla presentazione del convegno – e che con questa mostra vogliamo raccontare. Perché abbiamo scelto le immagini e i video? Perché le immagini sono reali, raccontano la vita dei pazienti dal di dentro, in modo diretto e senza filtri».

«Il nostro obiettivo – ha aggiunto – è far sì che nell’immagginario collettivo le immagini del vecchio manicomio vengano cancellate e sostituite dalle immagini nuove di queste persone che stanno ricostruendo, grazie al nuovo approccio terapeutico, la loro nuova soggettività».

I pazienti con disabilità mentale hanno bisogno, per Sconci, «non soltanto degli operatori psichiatrici, ma anche della collaborazione e del coinvolgimento di altri soggetti, altre realtà, come quelle imprenditoriali, gli enti locali, le istituzioni. È l’immagine della persona che soffre – ha insistito Sconci -che deve cambiare». Fotografia e filmati «sono strumenti che entrano nel vissuto delle persone. Le immagini sono un capovolgimento del nostro modo di vedere e pensare ai nostri concittadini con problemi di salute mentale. Il superamento dell’ospedale psichiatrico è avvenuto già da tempo. Adesso dobbiamo fare un passaggio successivo, quello dell’accettazione e della condivisione».

Dopo 10 anni dall’avvio del nuovo iter terapeutico, 70 pazienti trattati dai servizi della Asl nella varie aree della Provincia oggi sono inseriti in diversi contesti lavorativi e sono integrati nella società. Queste persone, prese in carico e seguite negli anni dai servizi Asl, oggi lavorano in aziende pubbliche e private, come addetti alla biblioteca, cuochi in ristoranti oppure commessi in negozi.

«Sono attualmente 30 i pazienti del Dipartimento aquilano a essere stati reinseriti – spiega il direttore del Centro di Salute mentale Anna Maria Allegro – ai quali si aggiungono 20 borse lavoro». Un percorso che oltre ad avere l’obiettivo principale del recupero del paziente, consente anche un risparmio per la Asl e un minore peso sociale dei soggetti.

Al convegno che si terrà l’11 e il 12 febbraio, interverranno numerosi psichiatri, che racconteranno le esperienze fatte negli ultimi anni nei loro contesti lavorativi. Parteciperanno anche esponenti delle istituzioni, del Comune dell’Aquila, della Provincia e della Regione.

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