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Incompatibilità, Di Piero si difende

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di Marianna Gianforte

Il consigliere comunale Piero Di Piero (Udc) è pronto a fare ricorso contro la “Legge Barca” sulla ricostruzione che stabilisce l’incompatibilità tra tecnici, cariche elettive e dipendenti degli enti interessati. Legge approvata dopo le ultime elezioni amministrative e che mette, in sostanza, il consigliere Di Piero di fronte all’obbligo di scegliere se mantenere la sua carica in consiglio comunale o i suoi incarichi di progettista.

Architetto impegnato nella ricostruzione, Di Piero dice la sua dopo il consiglio comunale del 31 gennaio scorso. In quella data l’assise civica ha deciso con un ordine del giorno, che Di Piero avrà 10 giorni di tempo «per rimuovere le cause d’incompatibilità e scegliere tra il suo ruolo di professionista e lo scranno in consiglio comunale». Dopodichè la sua carica sarà ritenuta decaduta. Ma il consigliere si difende, attacca la legge voluta per una maggiore trasparenza nella ricostruzione dal ministro per la Coesione territoriale Fabrizio Barca, ma che l’architetto definisce «incostituzionale». E annuncia il ricorso.

Con lui ci saranno anche 3 consiglieri comunali di altri Comuni dell’Aquilano che si trovano nelle stesse condizioni.

«Quella sull’incompatibilità è una legge incostituzionale – spiega Di Piero – per questo io ho il diritto di andare avanti in consiglio comunale. Mi sono candidato alcuni mesi fa senza che la Legge Barca fosse in vigore, c’era invece il Tuel (Testo unico degli enti locali) che non prevedeva alcuna incompatibilità. Dunque – sottolinea Di Piero – la mia elezione è stata portata avanti con correttezza. Poi è uscita la Legge Barca, che prevede l’incompatibilità fra le cariche pubbliche e incarichi professionali nell’ambito della ricostruzione. E siccome è stata approvata dopo le elezioni, io non voglio assolutamente dimettermi».

Di Piero ne ha un po’ per tutti e chiede un incontro a Barca, al quale chiedere: «Perché questa legge nazionale, fatta apposta per una realtà terremotata, non è stata applicata anche alle aree colpite dal sisma in Emilia? Forse il ministro aveva precisi interessi politici che venisse attuata soltanto all’Aquila?». Per l’architetto, che dunque non rispetterà l’ultimatum del consiglio comunale, «all’Aquila si sta facendo qualcosa di squallido». Secondo Di Piero, infatti, il consiglio comunale vorrebbe obbligarlo a dimettersi applicando la Legge Barca che, a detta del consigliere dell’Udc, «non ha potere attuativo in questo senso». Potere che avrebbe, al contrario, il Tuel che, però, «non prevede l’incompatibilità». E poi, proprio a volerla dire tutta, per l’architetto «i progettisti in consiglio comunale sono utili perché aiutano a non incappare in errori su materie tecniche riguardanti la ricostruzione». E infatti, per di Piero l’ultimo errore in ordine di tempo è quello fatto con la scheda parametrica, che lui critica, in linea con gli ordini professionali. «Rallenterà la ricostruzione, com’è già accaduto con la filiera. È una scheda complessa – dice il consigliere – e per rispondere a tutti quesiti bisogna avere sotto mano un progetto esecutivo, senza il quale non si può compilare. In questo modo la scheda parametrica sarà oggetto di una marea di osservazioni da parte dell’Ufficio speciale per la ricostruzione, e sarà sottoposta ad approfondimento almeno 4-5 volte con 7-8 mesi di rallentamento sull’iter».

Insomma, allo scadere dei 10 giorni di ultimatum stabilito dall’assise civica il consigliere dell’Udc presenterà il suo ricorso «al Tar Abruzzi e al tribunale – aggiunge Di Piero – ma per legge serviva prima un atto definitivo del consiglio comunale. Ecco perché fino a questo momento non ho potuto fare nulla». Di Piero attacca anche il Partito democratico che starebbe «nascondendo le incompatibilità di altri candidati, addirittura non eleggibili. C’è anche un assessore che, a mio parere, avrebbe, in base alla nuova legge, un’evidente incompatibilità».

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