I danni delle lungaggini burocratiche

di Andrea Biondi, da Ilsole24ore.com

Per inquadrare la vicenda può essere utile leggere quanto scritto al punto 5 del documento datato 5 giugno 2012, con cui il Comitato Via (Valutazione d’impatto ambientale) dà parere favorevole, ma con alcune prescrizioni. Conditio sine qua non posta alla Puccioni Spa per costruire il suo impianto “Recogen” è il monitoraggio su fratini e gabbiani reali che nidificano in zona.

«Abbiamo fatto presente che a tutto c’è un limite», commenta Mario Puccioni, amministratore delegato di questa azienda da 40 milioni di giro d’affari, che dal 1888 produce fertilizzanti: fino al 1957 in Toscana e da allora a Vasto, in provincia di Chieti.

Lungaggini e burocrazia però sono in grado di generare un Moloch a tratti insormontabile e che, nella fattispecie, all’azienda abruzzese ha fatto perdere (finora) 84mila euro di finanziamenti europei: 28mila al mese per tre mesi di ritardo sulla tabella di marcia per l’inizio dei lavori.

Il pomo della discordia che vede una contro gli altri la Puccioni e gli enti abruzzesi, Regione in primis, è il progetto “Recogen”, per la costruzione di un impianto per il recupero e la rigenerazione dell’acido cloridrico. «Si tratta di un rifiuto industriale – spiega Puccioni – oggi smaltito in inceneritori o impianti di trattamento acque».

I vantaggi (oltre ad almeno 10 nuove assunzioni) sarebbero da una parte quello di ottenere solfati di ferro e zinco, necessari per i fertilizzanti; dall’altra di avere una rigenerazione dell’acido cloridrico.

Il progetto è fra i 6 italiani premiati all’interno del bando Ue del 2010 “Ecoinnovation”, con un finanziamento accordato di 800mila euro, pari al 40% dell’investimento totale previsto (2,5 milioni).

«Il ritardo nell’inizio dei lavori – spiega Puccioni – ci sta facendo perdere 28mila euro al mese. Che la Ue sta sottraendo a quelli già stanziati definitivamente a settembre 2011. Il tutto per rimpalli da parte delle varie amministrazioni: Regione ed enti locali».

L’avvicendarsi delle date dà bene l’idea delle difficoltà. A marzo 2011 il progetto Recogen risulta tra i vincitori del bando. Fino a settembre si svolge la “negoziazione” con i funzionari europei che confermano lo stanziamento. «Avremmo potuto chiedere dei fondi subito, ma abbiamo ritenuto che sarebbe stato meglio farlo dopo l’avvio dei lavori. Non si sa mai».

Pensiero premonitore. A settembre prende avvio l’iter, ma un intoppo procedurale blocca in partenza i lavori del Comitato Via che torna a riunirsi solo nel successivo mese di aprile. Al consenso riscosso a Bruxelles non corrisponde peraltro altrettanto entusiasmo in Abruzzo. Anzi, inizialmente viene bocciato, per la soddisfazione dei cittadini contrari all’impianto.

La Puccioni chiede alla Regione Abruzzo di rivedere il diniego e presenta materiale integrativo. E così il 5 giugno arriva il placet del Comitato Via, con prescrizioni. «Nel frattempo – precisa l’ad dell’azienda – a maggio avevo preallertato il funzionario della Ue titolare della nostra pratica anticipandogli le difficoltà che stavamo trovando e chiedendo una proroga rispetto al termine del 30 giugno entro cui ci era stato richiesto l’avvio formale di costruzione dell’impianto». La proroga viene concessa: 5 mesi però, non un giorno di più. Quindi a novembre bisogna partire.

L’azienda pensa di stare nei tempi, ma anche stavolta si sbaglia. Ferie estive e tempi tecnici rinviano al 18 settembre la convocazione della Conferenza dei servizi. E per la chiusura del verbale (che sarebbe dovuta avvenire in 150 giorni dal 5 giugno 2012) si arriva a novembre, ma manca ancora la risposta definitiva con l’autorizzazione. Com’è possibile? «Abbiamo aspettato e stiamo attendendo – risponde Antonio Sorgi, dirigente regionale e presidente del Comitato Via – il parere sanitario del Comune di Vasto. Il termine perentorio è per martedì (oggi, ndr) dopodiché daremo l’autorizzazione in caso di parere positivo o di mancata risposta».

Intanto l’azienda su questo [i]timing[/i] non confida. «Siamo stati noi a sollecitare la Regione in data 2 gennaio con una diffida formale. Solo da allora – afferma Puccioni – si sono mossi. Peraltro il parere sanitario doveva già esserci: il parere del Comune non può arrivare con tempi e modalità discrezionali».

A ogni modo, restano i 16 mesi per un iter autorizzativo che avrebbe dovuto concludersi a giugno 2012. «Stiamo preparando – conclude Puccioni – un ricorso al Tar per la nomina di un commissario ad acta. Stiamo valutando anche il ricorso in sede penale e civile contro l’amministrazione regionale. La situazione è paradossale, ma allo stesso tempo paradigmatica di quanto un primato italiano di tecnologia sia affossato da una lentezza autorizzativa che prende forma anche in procedure irrituali, se non illegittime».

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