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L’Aquila: centinaia di persone in cerca di C.a.s.e.

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di Marianna Gianforte

Centinaia di persone sono in attesa dell’assegnazione di un appartamento del progetto Case. Un numero che cresce ogni giorno di più e al quale si aggiungono coloro che sono in attesa di un cambio di alloggio.

Il compito dell’ufficio all’assistenza alla popolazione è tra i più delicati del Comune. Nato nel post-sisma, il settore soffre la carenza cronica di personale, in attesa che arrivino i ‘rinforzi’ dal concorsone. Ma fino ad allora, assegnazioni e cambi di alloggi procedono a passo di lumaca. Intanto i disagi dei cittadini aumentano. Come il caso di Tiziana, impiegata comunale, che vive con suo figlio di 15 anni nel nuovo quartiere di Cese di Preturo: una cucina, una camera da letto e un bagno. Vivere in due in un «loculo abitativo» è sempre più difficile. «Quando abbiamo avuto le chiavi di questo alloggio mio figlio frequentava la quinta elementare. Adesso ha quasi 15 anni, frequenta il Liceo classico e lo spazio di convivenza per noi è diventato minimo». E se deve portare gli amici a casa, la mamma resta fuori. In camera da letto, infatti, non c’è spazio nemmeno per una scrivania e le traduzioni di latino e greco il figlio di Tiziana le deve fare in cucina o sul letto.

All’Aquila sono tanti i casi di persone che hanno bisogno di alloggi più grandi, o anche più piccoli, come i pensionati soli che hanno una stanza in più che, di fatto, resta inutilizzata. Tutte situazioni che si aggiungono alla mole di lavoro per l’assegnazione degli alloggi vuoti che l’ufficio per l’Assistenza alla popolazione deve gestire ogni giorno, con migliaia di pratiche da gestire. Da quando i dipendenti assunti con contratto “Co.co.co.” sono andati via, a fine dicembre, dietro la scrivania dell’ufficio per l’Assistenza alla popolazione siede un solo dipendente assunto a tempo determinato, il cui contratto scadrà il 31 marzo, aiutato da due funzionarie del Comune. La carenza di personale rallenta la gestione delle pratiche, e l’assegnazione degli alloggi viaggia nell’ordine dei 17-20 assegnati a settimana, e 20 riconsegnati. «Ecco perché gli alloggi sono vuoti – spiegano in Comune – perché non c’è personale». Eppure il lavoro, anche se molto lentamente, procede: «Anche se la direttiva sostiene che si debba procedere prima con le assegnazioni e poi con i cambi di alloggio – aggiungono – cerchiamo di inserire almeno 7-8 cambi al mese ugualmente».

Di questo passo la possibilità di avere un alloggio più grande per Tiziana e suo figlio è lontana. Per seguire le pratiche, il dipendente dell’ufficio può mantenere aperto al pubblico solo tre giorni a settimana. Il resto del tempo lo passa ad analizzare, smistare le varie domande e poi affidare le pratiche alle squadre che consegnano gli alloggi.

Una situazione insostenibile per una città che ha un’emergenza sociale e l’esigenza di rendere l’esistenza dei suoi cittadini il più “vivibile” possibile. L’assessore all’Assistenza alla popolazione, Fabio Pelini, intanto difende l’operato dell’ufficio. «Stiamo lavorando a ritmi incredibili. Dobbiamo gestire qualcosa come 25mila persone con un organico complessivo di 5 dipendenti, compresa la dirigente. Stiamo aspettando con ansia l’arrivo del nuovo personale motivato dal concorsone».

Però, a gestire le pratiche degli alloggi c’è sempre una sola persona. Molti lavoratori, inoltre, si sono assentati a lungo per potersi preparare a poi partecipare al cosiddetto concorsone. «Sembra quasi che qualcuno ancora non si sia reso conto che questo settore prima del sisma non esisteva – aggiunge Pelini – e, ora, ha un lavoro delicato e enorme da fare. Un settore che, oltretutto – tuona l’assessore – andrebbe guardato con più attenzione. Anche dal punto di vista della redistribuzione dei fondi per il lavoro straordinario».

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