Quell’omaggio del Livorno alla tomba di Morosini

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Sono già passati 9 mesi e 3 giorni da quando Piermario Morosini è morto sul campo di Pescara. Isabel Allende ha scritto: «Non esiste separazione definitiva fino a quando c’è il ricordo». E il ricordo di quel ragazzo che sorrideva sempre è più forte che mai. L’ha dimostrato il Livorno, ieri a Bergamo per rendere omaggio alla tomba di Mario.

Racconta Mino Favini, formidabile scopritore di talenti e profondo conoscitore degli uomini: «Un giorno mi ha telefonato Attilio Perotti, direttore generale del Livorno. Mi ha spiegato che la richiesta è partita spontaneamente dai giocatori: durante la sosta della serie B, vogliamo andare a Bergamo per fare visita a Morosini. Un gesto bellissimo. Come l’idea di giocare l’amichevole con la Primavera dell’Atalanta: Mario è cresciuto da noi, è stato con noi a Zingonia per dieci anni prima di andare a Udine. E’ stato il modo giusto per ricordarlo».

Al cimitero c’era Anna, la ragazza di Mario. Non c’è stato bisogno di scambiare molte parole con i ragazzi del Livorno, che hanno portato un fiore e sono rimasti davanti alla foto di Mario per quasi mezz’ora. Il silenzio, le preghiere, i ricordi. Poi, a Osio Soto, per la partita con i giovani di Valter Bonacina, un simbolo dell’Atalanta, 331 presenze in prima squadra, secondo solo a Bellini, l’attuale capitano.

Una giornata particolare, nel segno di Mario. Un omaggio che onora chi l’ha compiuto, con stile, sobrietà, sentimento. Onore al Livorno.

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