Quantcast

Napolitano, l’ultimo discorso alla Nazione

Più informazioni su

Con le imminenti elezioni politiche torna il primato della politica. Di fronte alle emergenze sociali occorre una atteggiamento più responsabile che non in passato per impedire che il morbo dell’antipolitica prenda piede. Quello di Giorgio Napolitano sembra un testamento politico, ora che si avvicina la fine del settennato (il 18 maggio) e si sta per svolgere una tornata elettorale che, probabilmente , vedrà il tramonto del ruolo centrale del berlusconismo e di quella che i cronisti più che gli storici definiscono Seconda Repubblica.

Monti, Berlusconi e Bersani plaudono al Capo dello Stato

Napolitano difende il suo ruolo “super partes” (probabilmente è una risposa a Berlusconi che poche ore prima ha chiesto che si indaghi sul ruolo del Colle in occasione della nascita dell’esecutivo Monti), chiede l’avvio di una stagione in cui la politica rinunci alle urla e alle accuse reciproche per affrontare l’emergenza sociale che si prepara. I giovani hanno tutte le ragioni per essere sdegnati, ma attenti all’antipolitica: è una falsa medicina.

«Alla vigilia di importanti elezioni politiche – spiega in un messaggio agli italiani di 22 minuti, l’ultimo del suo mandato – non verranno da me giudizi e orientamenti di parte, e neppure programmi per il governo del paese, per la soluzione dei suoi problemi, che spetta alle forze politiche e ai candidati prospettare agli elettori». Si tratta dei più semplici, dei più umili. «Ricevo lettere da persone che mi dicono dell’impossibilità di vivere con una pensione minima dell’Inps, o del calvario della vana ricerca di un lavoro se ci si ritrova disoccupato a 40 anni», racconta il Capo dello Stato.

«Al di là delle situazioni più pesanti e dei casi estremi dobbiamo parlare non più di ‘disagio sociale’, ma come in altri momenti storici, di una vera e propria ‘questione sociale’ da porre al centro dell’attenzione e dell’azione pubblica». Le forze politiche sono dunque chiamate ad affrontare con responsabilità e impegno i nodi di una crisi che ha fortemente influito sulla realtà sociale del Paese.

Certo, era necessario fare dei sacrifici. E ora si tratta di non sprecare il lavoro fatto, anche perché si guarda all’Italia con occhi diversi rispetto ad un anno fa.

«C’è stato un ritorno di fiducia nell’Italia, hanno avuto successo le nuove emissioni di Buoni del Tesoro, si è ridotto il famoso “spread” che da qualche anno è entrato nelle nostre preoccupazioni quotidiane», precisa il Capo dello Stato.

E se i giovani hanno “ragioni da vendere” nell’arrabbiarsi per come il loro futuro non sia stato al centro delle preoccupazioni della politica, è importante che «tra i giovani si manifesti, insieme con la polemica e l’indignazione, anche la voglia di reagire, la volontà di partecipare a un moto di cambiamento».

Bisogna offrire ai giovani delle opportunità «attraverso politiche pubbliche di istruzione e formazione – aggiunge – rispondenti alle tendenze e alle esigenze di un più avanzato sviluppo economico e civile». Ma la politica, anche recentemente, ha fallito. E’ il caso della legge elettorale.

Napolitano ripete la parola che sembra essere il leit-motiv della chiusura del suo settennato: “rammarico”. Rammarico perchè le forze politiche non hanno «saputo o voluto riformare la legge elettorale». Oggi, aggiunge, l’unica possibilità per un colpo d’ala è garantire «la qualità delle liste».

Scegliere i migliori, insomma, perchè il Porcellum questo compito affida alle segreterie dei partiti. I migliori e non i fedeli.

[url”Torna alla Home Politica”]http://ilcapoluogo.globalist.it/?Loid=154&categoryId=204[/url]

Più informazioni su