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Sport

Top player, sportellate, asfaltati: dove sei, Gianni?

di Xavier Jacobelli

31 dicembre alle 04:00

Ultimo giorno dell’anno, molte cose da rottamare. Fra queste, alcuni neologismi quotidianamente inoculati come veleni nel linguaggio del giornalismo sportivo. Che sarà pure mitridatizzato a tutto, ma rischia di valicare il punto di non ritorno.

Il 19 dicembre scorso, abbiamo ricordato il ventennale della scomparsa di Gianni Brera, Maestro Unico e Insuperabile.

Dovunque sia, siamo certi che egli inorridisca, ogniqualvolta gli capiti di ascoltare o di leggere i mostriciattoli partoriti dalla tv. La quale, ahinoi, ne genera in continuazione e trova immediatamente esca nella superficialità e nel piattume dilaganti.

Fra le diverse pecche che la categoria dei giornalisti deve farsi perdonare, una riguarda i ripetuti e ormai insopportabili maltrattamenti della lingua italiana. Tanto più il tempo passa quanto più la situazione peggiora. Ho riletto un post sul blog di quotidiano.net, andato on line nell’ottobre scorso. Chiedendo venia per l’autocitazione, spesso inelegante, ma stavolta doverosa, ne ripubblico alcuni passi. Le depravazioni lessicali continuano a esondare dall’etere e dai satelliti.

Tracimano sulla carta stampata e sui siti. Sono tracce inconfondibili di una generazione incapace di dare una notizia (solitamente, l’ultima, in ordine di tempo, è il certificato di nascita prodotto dai genitori all’ufficio anagrafe), cresciuta a colpi di copia e incolla e lesta ad appropriarsi degli obbrobri tv.

Nasce così l’idea di fondare il Fronte per la Difesa dell’Italiano e del Congiuntivo (FDIC), da non intendersi quale malattia dell’occhio, al contrario di una convinzione sempre più diffusa.

Vi segnaliamo alcuni abusi, contro i quali la lotta deve essere dura e senza paura.

TOP PLAYER – Nell’estate 2011, per definire l’attaccante ideale inseguito dalla Juve, Beppe Marotta coniò questa definizione che ha infestato le cronache di due mercati estivi, uno invernale e, di sicuro, l’altro che si inizia il 3 gennaio. Si potrebbe dire fuoriclasse, campione, grande campione. No, in tv continuano a dire top player. Il che porta pure jella a Marotta che non l’ha ancora trovato.

TITOLARISSIMI – Urticante caso di sostantivo trasformato in superlativo assoluto. Come nella Fattoria degli Animali dove tutti sono uguali, ma i maiali sono più uguali degli altri, nel calcio non basta più definire titolare un giocatore. E le riserve? A quando la qualifica di “riservissime” per quelli che non giocano mai?

SPORTELLATE – Uno dei neologismi peggiori, mutuato dal linguaggio motoristico e inventato per classificare gli interventi di particolare rudezza o di vigoria fisica.

TANTA ROBA – Esclamazione ricorrente per commentare o una prodezza balistica o un gol d’antologia o anche il nulla. L’importante è ripeterla, fingendo meraviglia.

SCHEDULARE – Ignobile italianizzazione del termine aeroportuale inglese: costituisce un dichiarato attentato alle orecchie dei teleutenti. Domanda di una telegiornalista al collega inviato alle costole dei campioni d’Italia: “Com’è schedulata la giornata della Juve?”. Lo sciagurato rispose.

“ASFALTATI”, tocco di classe per definire la condizione di un gruppo di giocatori la cui squadra è stata sonoramente sconfitta;

“MILIONATA” O “UNA MILIONATA” O “PIU’ MILIONATE”, classificazione dell’ingaggio di un giocatore, a seconda del modo in cui la rispettiva società ne rimpingua il conto in banca.

“TESORETTO”, termine tornato prepotentemente di moda in questi giorni e appioppato a ogni club, dalla serie A alla Terza Categoria che, cedendo alcuni tesserati, accumula il capitale necessario per essere reinvestito nelle operazioni in entrata.

Per lenire i travasi di bile, citando Brera ci si rasserena: “delfinare” (“L’aereo delfinava fra le nubi”); melina (dal bolognese gioco della melina, in dialetto: al zug da mléina); libero; abatino (Gianni Rivera); pretattica, cursore (ala tornante molto veloce), euclideo (giocatore capace di geometrie, come Fabio Capello).

E ancora: scarriolare (“Ansimava l’aereo scarriolando traverso i pochi spiragli”); disimpegnare, Eupalla; RombodiTuono (Gigi Riva); uccellare (ingannare l’avversario con un virtuosismo); rifinitura, Bonimba (Roberto Boninsegna); incornare (segnare un gol di testa); goleador (ispanismo che richiama il toreador); contropiede (attacco in direzione inversa, tratto dalla seconda fase della danza del coro delle tragedie greche); Barone da Baron Tricchetracche (Franco Causio); Puliciclone (Paolo Pulici); Piper (Gabrele Oriali); Simba (Ruud Gullit); Prestipedatore (Maradona); Penna Bianca (Armando Picchi); Vecchio Balordo (Genoa); discorsesse (discorsi pallosi); cianciugliare (parlare balbettando); verzicare (cominciare a verdeggiare).

Adesso va meglio. Non trovate?

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