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Petrilli: sciopero della fame e della sete

«Da oggi inizierò uno sciopero della fame e della sete totale per protestare contro l’ingiusta ordinanza della corte d’assise di Milano che qualche mese fa ha rigettato la mia istanza di risarcimento per ingiusta detenzione.» Queste le parole di Giulio Petrilli che ha iniziato la sua contestazione. Petrilli aveva scontato sei anni di carcere per poi essere assolto dall’accusa di partecipazione a banda armata con funzioni organizzative, con cui era stato arrestato.

«La motivazione addotta dalla corte d’appello è che, frequentando esponenti dell’antagonismo illegale, ho tratto in inganno gli inquirenti. – Continua Petrilli nella sua nota – Quello che più sconvolge nella sentenza, è che i giudici hanno affermato chiaramente che a loro non interessa il giudizio penale, cioè la mia assoluzione.

Non si passa più a valutare le sentenze, ma si emettono giudizi morali, in base ai quali si concede o meno il risarcimento per ingiusta detenzione.

A questo punto essere assolti o condannati cambia ben poco, ai fini di stabilire o meno, se una persona ha diritto al risarcimento per ingiusta detenzione.

Rispetto a questa palese ingiustizia ho iniziato con il ricorso alla Corte di Cassazione già lo scorso luglio.

In caso di un eventuale esito negativo, proseguirò inoltrando ricorso alla Corte Europea di Strasburgo e anche alla sezione Diritti Civili delle Nazioni Unite.

Questo mio sciopero della fame e della sete – conclude Petrilli – è una denuncia di questa palese violazione del diritto.

La privazione della libertà personale, fatta in modo illegale, va risarcita sempre, questo concetto è la base del diritto, non si può non affermare questo principio.

Altrimenti c’è l’arbitrio. Come nella mia ordinanza».

LE REAZIONI

IDV – «Abbiamo appreso dagli organi di stampa che GIULIO PETRILLI ha iniziato lo sciopero della fame e della sete a seguito del rigetto della sua istanza tendente ad ottenere un risarcimento del danno per ingiusta detenzione.

Anzitutto desideriamo esprimere umana solidarietà al Cittadino aquilano Giulio Petrilli, che è costretto a gesti estremi per vedere riconosciuto un suo diritto che questa giustizia gli nega.

Sembrano lontani anni luce i tempi in cui la nostra nazione era la culla del diritto. L’imbarbarimento del vivere civile, l’accavallarsi di leggi spesso contraddittorie hanno fatto sì che la nostra nazione sia diventata la culla dell’incertezza giuridica, della applicazione delle leggi per i nemici e della interpretazione per gli amici.

Non si può non solidarizzare per chi ha subito una ingiusta detenzione senza che lo Stato o chi per esso debba risarcire un danno così grave.

Nel mentre invitiamo il Cittadino PETRILLI a sospendere la sua giusta protesta, che però può condizionare fortemente il suo stato di salute, invitiamo le forze politiche e sociali ad impegnarsi, ai diversi livelli, affinchè la giustizia sia veramente giusta e non debba più costringere i singoli a gesti clamorosi ed estremi.

Per quanto ci riguarda noi faremo la nostra parte!

A Giulio Petrilli vogliamo solo dire che comunque ci sarà sempre un Giudice a Berlino!»

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