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Abete candidato unico alla Figc

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di Xavier Jacobelli

Il comunicato ufficiale trasuda da ogni poro la soddisfazione del presidente uscente della Federcalcio. E non potrebbe essere altrimenti: dalla santa alleanza fra Dinosauri è scaturita la conferma che, per altri 4 anni, il calcio italiano sarà condannato all’immobilismo e verrà guidato dallo stesso, immarcescibile gruppo dirigente.

Il primo pilastro si chama Carlo Tavecchio, appena confermato alla presidenza della Lega Nazionale Dilettanti, carica che ricopre dalla fine del XX secolo (era il 1999, quando lo elessero per la prima volta).

Il secondo pilastro si chiama Mario Macalli, appena confermato alla presidenza della Lega Pro, carica che ricopre da ancor prima della fine del XX secolo (era il 1997 quando lo elessero per la prima volta).

L’uno e l’altro hanno comunicato a Giancarlo Abete che sosterranno la sua candidatura per un nuovo mandato alla presidenza della Federcalcio. Le elezioni si terranno il 14 gennaio a Roma.  Ieri è arrivato anche il pronunciamento ufficiale della Lega di serie B: appoggerà Abete. Manca solo la serie A, che l’11 gennaio tenterà di eleggere il successore di Beretta e il cerchio sarà chiuso perchè, nel frattempo, sia l’Associazione Calciatori sia quella degli Allenatori voteranno per lo stesso candidato unico. Il quale si avvia a un plebiscito nordcoreano, con tutto il rispetto per il regime di Pyongyang che, in materia, è un’autorità assoluta.

Sia chiaro: nessun preconcetto e nessuna pregiudiziale verso le persone e totale rispetto per loro e per l’esito del democratico voto alla base della rielezione. I dirigenti in questione sono stati capaci e meritevoli, ma il discorso è un altro: la gerontocrazia al potere nel calcio conferma che l’Italia non è un Paese per giovani. 

 

Per la cronaca, dal 1989 al 1990 Abete era stato capo del settore tecnico della Figc; sino al 1997 è stato presidente della Lega di serie C; poi, è stato il vice di Carraro al vertice della Figc sino al 2006 e ha preso il posto dello stesso Carraro, dimessosi dopo lo scoppio di Calciopoli venendo proclamato presidente della Federazione Italiana Giuoco Calcio il 2 aprile 2007.

Nei giorni scorsi, Abete aveva risposto piccato alle accuse di immobilismo, formulate  da Andrea Agnelli, 37 anni, presidente della Juve. “Agnelli esprime dei giudizi e ho il dovere di rispettarli. A luglio Agnelli disse che la Lega di A avrebbe avuto una nuova governance e non parlo di un nuovo presiente, ma di regole. Non do la colpa a nessuno, ma non c’è stata e si è rinunciato ad averla. Questondimosra quanto sia difficile cambiare nela Confindustria del calcio, figurarsi a livello di istituzioni. Oltre alla critica deve esserci la capacità di cambiare”.

Traduzione in italiano: siccome in Lega A i presidenti continuano a litigare, non pretendano di dire alla Figc che cosa dobbiamo fare. Quindi, state freschi se pensate che mi faccia da parte e, con me, l’attuale gruppo dirigente. E pazienza se Agnelli, che ha 25 anni meno di Abete, è in carica solo dal 19 maggio 2010.

E la riforma della giustizia sportiva che premia i pentiti ed emette sentenze pure a campionato in corso, che impedisce ai legali degli incolpati di interrogare i pentiti, che si basa sul principio medievale in base al quale è l’incolpato a dover dimostrare la propria innocenza?

E la riforma della responsabiità oggettiva? E la Figc che, nel luglio 2011, si dichiarò “incompetente” a decidere sul ricorso della Juve contro lo scudetto assegnato a tavolino all’Inter nel 2006? E gli stadi che fanno pena, tanto che il nostro calcio ha perso l’assegnazione degli Europei 2012 e 2016 e, mai e poi mai, avrebbe avuto una chance di ospitare i mondiali 2014, 2018, 2022, per non parlare di ciò che accadrà per il 2026 e il 2030? E la lotta al razzismo (non bisognava interrompere le partite al primo ululato)? E la fuga di paganti e abbonati dai tornei di A e B che continua senza sosta? E la tessera del tifoso che non serve a nulla? E il caso Is Arenas? E la crisi del sistema arbitrale che sforna errori in quantità industriale? E l’Italia di Prandelli vicecampione d’Europa nonostante, negli otto mesi precedenti il torneo in Polonia e Ucraina, avesse disputato tre sole amichevoli poichè i club se n’erano infischiati delle esigenze della Nazionale, mentre la Federcalcio non picchiava i pugni sul tavolo? 

Potremmo andare avanti per ore. Questo è lo stato del Sistema Calcio Italia alla vigilia dell’Anno Domini 2013. Il 14 gennaio vedremo chi avrà davvero la volontà di cambiare, a cominciare da Agnelli e dagli altri che reclamano il rinnovamento. Se rivotano per i Dinosauri, che se li tengano. 

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