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Autoporti abbandonati! A Cesare quel che è di Cesare

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di Fulgo Graziosi

Il 14 dicembre scorso è apparso sul quotidiano Il Centro un corposo articolo, due pagine complete, di Andrea Mori. Una analisi perfetta della situazione attuale degli autoporti d’Abruzzo. Perfetta sia nella giacitura geografica, sia nella esposizione finanziaria dei costi fino ad oggi sostenuti dalla Regione Abruzzo. Perfetta anche nelle considerazioni di carattere politico e della coesistenza di tante strutture che, purtroppo, mettono in luce, ancora una volta, le carenze, gli stimoli, le valutazioni e gli intuiti della nostra classe politica, legata più alla logica delle poltrone e dei numeri che non alla obiettiva individuazione di strutture capaci di proiettare il nostro territorio verso lo sviluppo socio economico regionale, legandolo al movimento finanziario commerciale dei grandi flussi del trasporto nazionale e comunitario.

Condividiamo perfettamente le motivazioni che hanno indotto Andrea Mori a mettere in risalto gli sprechi di scelte politiche poco oculate effettuate dalle strutture politiche regionali solamente per mantenere saldi i rapporti con l’elettorato, allo scopo di non perdere potere e poltrone.

Il nostro intervento, pertanto, non intende instaurare una sterile polemica con Andrea Mori. Anzi, vuole costituire una integrazione alla sua inchiesta come se fosse stata scritta a quattro mani in tempi leggermente diversi. Veramente, ci eravamo anche illusi che l’articolo di Mori avesse provocato una certa effervescenza all’interno del Consiglio Regionale con interrogazioni scritte, con particolari riunioni del “Parlamento Regionale”, oppure con le solite conferenze stampa degli organi interessati. Nulla di tutto ciò. Silenzio assoluto.

Allora, abbiamo ritenuto opportuno dare una mano a Mori, integrando le notizie e le argomentazioni in suo possesso, aprendo gli archivi della nostra memoria. Cominciamo col dire l’idea della realizzazione di una struttura intermodale in Abruzzo non è scaturita dalla Regione. L’idea non albergava nella mente dell’Amministrazione Regionale nella sua interezza. Per rendere ancora più chiara l’idea non aleggiava neppure tra le poltrone della maggioranza e della opposizione. Il progetto prese vita e corpo presso la Provincia dell’Aquila agli inizi degli anni ottanta. Non alla fine come indicato da Mori. Il progetto di fattibilità fu approvato dalla Regione con notevole ritardo, forse perché gli interessati non avevano ben capito di quale infrastruttura si trattasse con precisione. Infatti, la denominazione del progetto “Centro smistamento merci della Marsica” trasse in inganno gli sprovveduti consiglieri che si erano informati sulla materia e avevano riscontrato l’esistenza di due sole strutture. Autoporti e interporti, la cui classificazione, come ha sottolineato Mori, è costituita dal fatto che la seconda, l’interporto, è dotata anche dei necessari raccordi ferroviari e, naturalmente, da una maggiore dimensione. Non sono solamente questi i requisiti di classificazione, ma vorremmo evitare di entrare nei dettagli tecnici per non annoiare i lettori.

Nel lasso di tempo intercorso tra la presentazione e l’approvazione del progetto alla Regione, la Provincia dell’Aquila pensò bene di confrontarsi direttamente con le strutture europee, allora CEE, per accertare se lo stesso progetto potesse rientrare nella emananda direttiva comunitaria in materia di potenziamento dei trasporti su gomma. Il progetto di fattibilità fu criticamente analizzato da ben quattro comitati tecnici ed economici di settore dell’Europa, riportando il seguente sintetico giudizio: “Il progetto merita attenzione e sostegno da parte della CEE. Allo stesso occorre conferire la caratteristica di progetto strategico pilota per l’Europa del Sud”. La programmazione, la ricerca, la progettualità della Provincia dell’Aquila ebbe il riconoscimento dell’alta qualità del prodotto, soprattutto perché la nuova ideazione della infrastruttura era stata arricchita di servizi nazionali ed internazionali di cui le strutture intermodali concepite fino ad allora non disponevano. Perciò la definizione non appare “pomposa”, ma perfettamente aderente alla realtà dei fatti ed alla nuova concezione della politica dei trasporti indicata dall’Europa.

La Provincia, confortata dagli importanti pareri conquistati a Bruxelles non rimase a coccolarsi sugli allori. Prese opportuni contatti con i responsabili nazionali della Banca Europea degli Investimenti, con la Cassa Depositi e Prestiti, con il Ministero dei Trasporti, nella persona del Ministro Bernini e con il CIPE. Presentò una specifica scheda di richiesta di finanziamento proprio al CIPE, ottenendo l’impegno per il finanziamento dell’opera per il ragguardevole importo di 100 miliardi di lire.

A questo punto nascono quegli appetiti “populistici” di cui fa cenno Andrea Mori. I Consiglieri Regionali, meglio ancora gli Assessori e la Presidenza dell’epoca, fiutano l’importanza dell’opera. Leggono più attentamente le relazioni tecniche ed economiche e cominciano a dare vita alle grandi manovre di inciucio, che Andrea Mori, garbatamente, non ha voluto definire tali. I rappresentanti della politica costiera regionale vogliono localizzare la infrastruttura sui territori di competenza elettorale. Una specie di “faida” mette in atto manovre trasversali per impossessarsi dell’idea. Vengono messe sul tappeto diverse soluzioni in maniera assai segreta. L’allora Presidente della Regione presentò agli Assessori regionali della Marsica lo “specchietto delle allodole” sotto le vesti del “mercato ortofrutticolo regionale”, in cambio della concessione de finanziamento CIPE e degli ulteriori cofinanziamenti nazionali e comunitari e della localizzazione della infrastruttura intermodale, in cambio dell’assegnazione alla Marsica del predetto “mercato ortofrutticolo” e del mantenimento della sottostruttura autoportuale di cui era titolare la Provincia. Esiste una deliberazione della Giunta Regionale che regola questo accordo. Non la esponiamo per evitare di esporre al pubblico ludibrio i responsabili della poco edificante azione politica. Gli sprechi, però, quelli veri effettuati solo ed esclusivamente dalla Regione non si fermano all’interporto di Manoppello, ma si allargano a macchia d’olio con l’autoporto di Roseto, Castellalto e San Salvo.

Il futuro, come fa apparire Mori, risulta alquanto dubbio. Forse nessuna di queste infrastrutture riuscirà a decollare sotto il profilo gestionale. Bravissimo Mori a riportare all’attenzione della pubblica opinione gli sconci di una dissennata e disastrosa politica delle scelte regionali. Sconci che i, Consiglieri avrebbero voluto sotterrare da tempo, anche se non hanno mai desistito dal chiedere fondi integrativi per l’ultimazione delle opere per delle strutture che non sarebbero andate mai a regime. Sarebbe bello esaminare le varie relazioni tecnico economiche per verificare una sola fondamentale situazione: la reale esistenza di un bacino di utenza strettamente correlato al ruolo della struttura autoportuale ed alla corretta verifica dei conti economici. Sarebbe un vero disastro. Comunque, allo scopo di evitare qualsiasi dubbio o incertezza, appare quanto mai necessario che il progetto del Centro Smistamento Merci della Marsica porta una datazione decisamente anteriore a quello di Manoppello, la cui strutturazione progettuale sembra assai simile a quella dell’opera Marsicana.

Per quanto concerne la possibilità di riconversione delle opere realizzate, riteniamo che, almeno per il momento, la Regione non intenda occuparsi del problema, perché è scottante, improduttivo dal punto di vista elettorale e, soprattutto, perché mancano idee concrete realizzabili. Se dovessimo suggerire una possibile strategia, potremmo indicare alla Regione un possibile via da seguire. Due sono le strutture che potrebbero e dovrebbero essere condotte a regime: l’interporto di Manoppello e il Centro Smistamento Merci della Marsica. L’interporto perché ormai è giunto quasi al termine e non si può sconsideratamente buttare alle ortiche un patrimonio che è costato fior di quattrini alle tasche dei contribuenti. Il Centro Smistamento Merci della Marsica perché deve aprire solamente le attività gestionali. Inoltre costituirebbe un atto di giustizia nei confronti della Provincia per il grave scippo dell’opera che avrebbe consentito alla Marsica ed alla intera Provincia di aspirare al vero e proprio decollo socio economico. Da ultimo, perché la localizzazione della infrastruttura ricade in una splendida posizione baricentrica del Paese ed è capace di accogliere i grandi flussi dei trasporti da e per il porto commerciale di Napoli provenienti dall’Europa e dall’area settentrionale nazionale.

Ci ha fatto immensamente piacere che Andrea Mori abbia rispolverato la penosa situazione delle disastrose e devastanti scelte della politica regionale che ostacolano vistosamente quella affannosa ricerca del Presidente della Regione per fregiarsi del titolo di “Regione Virtuosa”. Non lo è affatto. I fatti come questi lo dimostrano inconfutabilmente. Perciò, una volta tanto, cerchiamo di fare un atto di giustizia e “Diamo a Cesare quel che è di Cesare”. Alla Regione lasciamo tutta la responsabilità della pessima gestione della materia relativa all’insediamento della struttura intermodale d’Abruzzo, effettuata senza alcuna pianificazione e soprattutto per usurpare le buone idee a chi ha dato prova di possederne. Alla Provincia dell’Aquila diamo veramente atto di essere stata una “Provincia virtuosa” per aver saputo programmare, progettare e correlare le proprie iniziative con quelle più ampie dell’allora CEE.

L’esempio è chiaro e inconfutabile. I centri di spesa che ampliano il debito pubblico in maniera esponenziali sono le Regioni e non Province e Comuni. Auguriamoci che il prossimo Governo sappia dove affondare il bisturi per la riduzione della spesa pubblica, visto che Monti non ha avuto il coraggio di farlo, pur sapendo che solo ridimensionando il potere delle Regioni avrebbe potuto ottenere effetti tangibili e significativi.

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