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6 aprile 2009, le vittime non sono più 309

di Tiziana Pasetti

E’ stata pubblicata ieri l’ordinanza con la quale il Gip del Tribunale di L’Aquila,

Giuseppe Romano Gargarella, ha disposto l’archiviazione del procedimento

2150/10 (ed altri due ad esso riuniti) pendente contro la Commissione Grandi Rischi.

Si trattava di un secondo troncone, a lato di quello principale conclusosi con la

nota sentenza di condanna, che riguardava una trentina di parti offese (parenti di

altrettante vittime) che si erano opposti alla richiesta di archiviazione

proposta dal pm, Fabio Picuti.

Il Gip, nelle quattro pagine della sua ordinanza, spiega che non c’è certezza circa

la sussistenza del nesso di causalità tra il comportamento delle vittime e il

comportamento della Commissione.

Non c’è, in sostanza, l’assoluta certezza che

le vittime siano rimaste in casa la notte tra il 5 e il 6 aprile 2009 in quanto rassicurate

dall’esito della riunione della Commissione.

Tale asserzione ha portato il Gip anche ad escludere l’esame “caso per caso”.

Al riguardo, l’avvocato Fabrizio Lazzaro, che assiste una delle parti offese, così commenta:

«Non conosco la posizione processuale delle altre parti offese, in gran parte parenti

di studenti universitari fuori sede, ma posso dire che nelle due opposizioni alle richieste di

archiviazione ed in una memoria successiva, poi discussa alla udienza del 26 novembre,

il mio assistito ha fornito nuove fonti di prova che il GIP ha ritenuto di non valutare.

Di fronte a questa decisione, che personalmente e nei limiti appena detti, non condivido,

valuterò l’eventuale prosecuzione dell’azione in uno dei due modi ad oggi possibili, ovvero

investendo la Cassazione della vicenda o chiedendo la riapertura delle indagini proprio

in virtù dell’esistenza del materiale probatorio nuovo».

Dopo la sentenza che ha condannato la Commissione Grandi Rischi un grande dibattito in merito si è aperto praticamente in tutto il mondo. Il terremoto non si può prevedere, hanno detto coloro che non hanno visto di buon occhio la condanna. Ma se non si può prevedere allora è giusto dire che non si può affermare neanche il contrario, hanno controbattuto gli altri. Che in effetti se non puoi scientificamente affermare che una cosa può avvenire o meno, quello stesso paradigma dovrebbe eticamente impedirti di dire ad una città di stare tranquilla.

Detto questo, come si fa a capire se di 309 persone decedute alcune sono morte sotto i crolli a causa del terremoto e altre, sempre morte nella stessa notte sempre sotto i crolli, no?

Soprattutto, e non andrebbe dimenticato, chi è morto alle 3 e 32 della notte tra il 5 e il 6 aprile del 2009, della Commissione Grandi Rischi e dello straccio di verbale compilato, verrebbe da dire, “postumo”, non ne sapeva proprio nulla.

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